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	<title>Partito della Rifondazione Comunista &#187; Ambiente</title>
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		<title>SCARICA LA RELAZIONE RSU COMPLETA</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alan Signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[porta a porta]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/>Tramite questo pulsante è possibile scaricare la relazione completa di grafici di cui all&#8217;articolo precedente. File di PowerPoint Relazione RSU (Consuntivo 2007)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/><p>Tramite questo pulsante è possibile scaricare la relazione completa di grafici di cui all&#8217;articolo precedente.</p>
<p>File di PowerPoint</p>
<p style="text-align: center;"><a class="download" href="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/2008/05/relazione-rsu-consuntivo-07.ppt" target="_blank"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-107" title="PowerPoint" src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/2008/05/powerpoint-150x150.jpg" alt="" width="45" height="45" /> Relazione RSU (Consuntivo 2007)</a></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.rifondazioneforli.it/archives/106" target="_blank"><img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/plugins/addtofacebook/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.rifondazioneforli.it/archives/106" target="_blank" title="Share on Facebook"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>ANALISI RIFIUTI 2007 &#8211; di Palmiro Capacci</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alan Signani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/>PREMESSA Evoluzione nella produzione dei rifiuti. Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento nella produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (+ 3,5 &#8211; 4% anno). Questo aumento deriva da diversi fattori: 1) L’ingresso nel RSU dei rifiuti assimilati, prodotti dalle attività produttive (segature, sfridi, residui….) che possono, per le loro caratteristiche, essere assimilatati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/><p>PREMESSA</p>
<p>Evoluzione nella produzione dei rifiuti.</p>
<p>Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento nella produzione dei Rifiuti Solidi Urbani (+ 3,5 &#8211; 4% anno). Questo aumento deriva da diversi fattori:<br />
1)    L’ingresso nel RSU dei rifiuti assimilati, prodotti dalle attività produttive (segature, sfridi, residui….) che possono, per le loro caratteristiche, essere assimilatati al RSU.;<br />
2)    Dall’aumento della quantità-qualità dei consumi individuali. Si consuma di più (non tutti), perché aumenta il benessere e la popolazione e soprattutto cambia la confezione delle merci (es. vuoto a perdere, dosi monouso)<br />
3)    Cambiamento degli usi e costumi, ormai nel cassonetto si butta di tutto, in campagna non è raro vedere riempire i cassonetti d&#8217;erba, per chi aveva un minimo di terra la si lasciava sul posto, magari vi si appiccava fuoco, oppure vi si gettano le macerie, in passato se non si poteva riutilizzarle si scaricavano lungo i fossi ma di metterle nei cassonetti non veniva in mente, infine molta più roba andava su per i caminetti.<span id="more-104"></span><br />
Altra causa d&#8217;incremento è stato l’allargamento del servizio in estrema periferia, ma questo ha avuto importanza negli anni ’90 ed ormai in questa fase ha esaurito la sua spinta propulsiva<br />
Si ritiene che la spinta principale dell’aumento degli ultimi anni sia dovuta all’assimilazione, che non è nuova produzione di rifiuto, ma  diventa RSU ciò che prima era rifiuto speciale, questo spiega la gran parte di differenza nella produzione pro-capite di rifiuti fra i comuni, dove non vi sono attività produttive oppure dove più bassi sono i criteri d&#8217;assimilazione, più bassa risulta inevitabilmente la produzione.</p>
<p>L’assimilazione.</p>
<p>Da noi come, in tutta la nostra Regione, elevati sono i criteri d&#8217;assimilazione, d’altronde quando vige il sistema a cassonetti non si può fare diversamente, in quanto il rifiuto sarebbe comunque gettato in gran parte dentro. In linea generale ritengo che un&#8217;elevata assimilazione sia positiva a prescindere dal sistema di raccolta, in quanto gran parte del rifiuto rischierebbe di ritornare nell’ombra, inoltre per le piccole attività è un servizio utile, il produttore spende forse un pò di più, ma evita un sacco di problemi, non deve ricercare glielo smaltisce, non deve compilare tutta una serie di moduli, non rischia multe e denunce in caso di controllo ambientale. Al cittadino conviene in quanto generalmente ciò consente tariffe più basse.<br />
A chi non conviene assimilare è al grande produttore, specialmente per chi produce rifiuto che rifiuto nei fatti non è, in quanto ha un mercato (segatura, ferro, sfridi di materiale vario) quindi l’assimilazione risulta onerosa rispetto ai vantaggi. Non è un caso che fra i grandi oppositori dell’assimilazione vi è la Confindustria e naturalmente fra i sostenitori vi sono i gestori dei Servizi di Nettezza Urbana.<br />
Il Decreto Ambientale nelle sue ultime modifiche riduce drasticamente la possibilità d&#8217;assimilazione, ciò cambierà radicalmente il quadro di riferimento della nostra realtà.</p>
<p>Lo sgravio.</p>
<p>Rappresenta una mediazione fra l’assimilazione e la non assimilazione, una ditta è tenuta a pagare la tariffa per il RSU anche nei locali di produzione, tuttavia può richiedere una detrazione della tariffa (18 euro) per ogni tonnellata che smaltisce in proprio presso terzi. Naturalmente si tratta di materiali che sono “venduti” o comunque ceduti ad un costo che è vantaggioso considerando le detrazioni. Si tratta quindi di materiali riciclabili. Il resto del rifiuto prodotto dalla ditta è smaltito come RSU se assimilabile, oppure presso ditta autorizzata se Tossico/Nocivo. Nel nostro caso questi quantitativi sono aggiunti dal gestore ai propri quantitativi di raccolta differenziata. Va precisato che queste ditte cedevano anche prima questi materiali e che quindi da un punto di vista sostanziale cambia solo la contabilità.</p>
<p>La Raccolta differenziata.</p>
<p>Qui si parla della raccolta differenziata “istituzionale” al fine del recupero di materia ed energia. Alcuni decenni fa di raccolta differenziata per la N.U. non si parlava, ma in realtà si recuperava per necessità assai di più, c’erano i raccoglitori di ferrivecchi, di carta, di tessuti e in generale si gettava via assai poco. Altri tempi anche se non lontani.<br />
Forlì alla fine degli anni ’90 iniziò a promuovere la R.D. nell’ambito del Servizio Nettezza Urbana. I livelli erano ancora bassi, tuttavia in ambito regionale si era all’avanguardia. Poi ci fu un periodo di stasi, rimanendo praticamente fermi e nel 2004 ci trovammo fra gli ultimi della Regione. Solo Rimini riusciva a fare peggio di noi. Dal 2004 è ricominciata la crescita che ci ha riavvicinato alla realtà regionale.<br />
Il confronto con la regione è pertinente in quanto ci sono caratteristiche simili: normativa, qualità della vita, tessuto produttivo, livelli d&#8217;assimilabilità, sistemi di raccolta a cassonetti.<br />
Il &#8220;porta a porta&#8221; o raccolta domiciliare nella nostra regione si è incominciato ad introdurlo solo di recente e in dimensioni limitate. La provincia più avanti nel p.a.p è Piacenza in cui fra breve i cittadini serviti con tale sistema dovrebbero raggiungere gli 80.000. Nella nostra realtà il p.a.p è finora presente solo nel Comune di Forlimpopoli.</p>
<p>I RIFIUTI SOLIDI URBANI NEL 2007</p>
<p>I quantitativi totali</p>
<p>I dati del 2007 sono molti interessanti e degni d&#8217;attenzione. ( Vedi Allegato A)<br />
La produzione totale di RSU conteggiata da HERA è stata di 288.970 contro le 274.300 del 2006 con un aumento di 14.670, più 5,3%. Sembra che prosegua nel solito trend che vedeva un aumento annuo del 3,5-4% annuo, in realtà questo trend di aumento era riferito al rifiuto effettivamente ritirato da HERA mentre le quantità sopra riportate comprendono il cosiddetto “sgravio” che è stato nel 2007 pari a 26365 ton.  contro le 11.132 ton dell’anno precedente.<br />
Se ci concentriamo su ciò che entra realmente nel circuito del RSU, il rifiuto raccolto nel 2007 è stato di 262.604, nel 2006 era stato di 263.168 con una diminuzione di 564 ton.(meno 0,21%). L’anno precedente l’aumento reale era stato del 3,46 %.<br />
L’aumento del rifiuto totale si è assestato, anzi c’è una leggera flessione, i fenomeni descritti in premessa sembra abbiano esaurito la loro forza propulsiva, compreso l’aumento dovuto all’assimilazione di nuovo rifiuto che in questi ultimi anni è stato certamente il fattore predominante<br />
Più  in  dettaglio  il  Comprensorio Forlivese  ha  avuto le   migliori   performance,<br />
(- 1,11%), quello Cesenate (+ 0,62%). Su 30 comuni della nostra ATO, 17  hanno visto una diminuzione dei rifiuti. . (Vedi all. B)<br />
Forlimpopoli è calato del 17,1% e la qual cosa ha destato molto clamore per il dibattito sulla migrazione dei rifiuti, tuttavia abbiamo anche il Comune di Civitella che diminuisce del 15,5%  pur mantenendo il sistema a cassonetti.<br />
Occorre ricordare che fra i dati quello della riduzione rifiuti è il più importante e significativo da un punto di vista economico ed ambientale e solo in seconda istanza il riutilizzo.</p>
<p>VEDI GRAFICO 1</p>
<p>L’indifferenziato.<br />
Il quantitativo di rifiuto indifferenziato nel 2007 è stato di 180.514 ton, nel 2006 era di 190.410 ton. Con una diminuzione di 9.956 ton. Ciò è determinato dall’aumento reale della RD in una situazione di lieve diminuzione  del quantitativo totale.<br />
Questo dato è fondamentale per il dimensionamento degli impianti di smaltimento dei rifiuti: inceneritori e discariche.<br />
In uno scenario che tiene fermo le condizioni attuali di produzione ed assimibilità, e con una raccolta differenziata del 65% (quella che dovremo avere fra tre anni) la quantità di rifiuto da avviare allo smaltimento sarebbe di 92.339 ton, ciò è in sintonia con le previsioni del Piano Provinciale Gestione Rifiuti (PPGR). Va precisato che a questo quantitativo bisogna aggiungere  la frazione dello “scarto” proveniente dalla R.D. , che al momento non sono in grado di quantificare per mancanza di dati. Sotto questo aspetto non è importante solo il dato della R.D. ma anche della sua qualità; diverso è il discorso se si ha uno scarto è il 50% o solo il 10%.<br />
Su 30 comuni della nostra ATO solo 11 mostrano un aumento del rifiuto indifferenziato, la maglia nera è il Comune di Longiano con un più 13,9%, interessante è che il Comune di Bertinoro, additato il luogo in cui i forlimpopolesi  che aborrano il p.a p., aumenta solo di un 4,3%. ( Vedi all.B)<br />
La raccolta differenziata.<br />
La raccolta differenziata dell’ATO 8 (FC) formalmente comunicata da HERA è stata nel 2007 di 108.456 ton pari al 37,5% con un aumento sul 2006 di 24.626 ton.,  più 7,0% sul totale rifiuti..<br />
Nel Comune di Forlì è stata di 37.611 ton pari al 41,1%, più 7,4%.<br />
Nell’ambito del sistema di raccolta, e di calcolo, adottato vi è stato un indubbio miglioramento in pochi anni, nel 2004 non si era nemmeno al 25%. A prescindere dalla qualità della R.D. col sistema a cassonetti vi sono margini per un ulteriore miglioramento (cassonetti di prossimità) per arrivare ad un 40-45% come registrano le migliori realtà che adottano questo sistema.<br />
Un buon risultato che rimane tale ma è ridimensionato se nel computo totale si toglie il quantitativo di R.D.  derivante dal cosiddetto “sgravio”, pratica discutibile e dubbia legittimità. (Vedi all. G)</p>
<p>VEDI GRAFICO 2<br />
Se facciamo il conto col rifiuto reale, cioè quello effettivamente ritirato è gestito da HERA la R.D. effettiva è stata di 82.090 pari al 31,3%, (lo “sgravio” ammonta a 26.365ton., era di 11.132 ton. nel 2006); per il Comune di Forlì la percentuale reale di R.D. è del 36,0%, per Cesena il 29,2%. (Vedi all.B)<br />
Va anche notato che la R.D. è diminuita in 6 comuni (Castrocaro, Cesenatico, Civitella, Modigliana, Portico e Sogliano), non è detto che questo significhi una caduta del senso civico dei cittadini di quei comuni, il calo può essere semplicemente dovuto al fatto che ha chiuso una industria che produce molto assimilato raccolto come R.D.</p>
<p>VEDI GRAFICO 3<br />
La raccolta differenziata mostra una forte variabilità fa i comuni dell’ATO, considerando quella reale si va dall’11,3% di Verghereto al 41,7 di Modigliana, Forlimpopoli col 68,7% è un caso a parte perché ha il p.a p.,( Vedi all. A) tuttavia prima di gettare la croce su Verghereto e sugli altri 23 comuni che sono al di sotto della media provinciale occorre tener presente che la gran parte della R.D. proviene dall’assimilato e in genere i comuni che hanno poca R.D. è perché hanno poche industrie e quindi poco rifiuto da assimilare, infatti sono fra i più virtuosi per la loro bassa produzione di rifiuti. Va, inoltre, aggiunto che hanno standard di servizio meno elevati, per questo pagano anche meno di tariffa. Quando entreranno in gioco le sanzioni saranno comunque essi a pagarle maggiormente.</p>
<p>La provenienza della R.D. – Domestico ed assimilabile</p>
<p>E’ indubbio che buona parte della R.D. proviene dalla raccolta dell’assimilato, ed è altrettanto indubbio che i miglioramenti di questi anni provengono in larga misura da questa componente, ovvero dai rifiuti prodotti dalle imprese, questo è meno vero per il Comune di Forlì e per quei comuni che erano gia passati da tassa a tariffa prima del 2004 perché questo passaggio includeva già una forte assimilazione.<br />
Che la R.D. si sviluppi in primo luogo nelle industrie è del tutto logico, perché qui il rifiuto nasce già per la gran parte già come differenziato, ed anche precedentemente all’assimilazione una larga quota di esso se ne andava già al recupero anche se non come RSU ma come rifiuto speciale.<br />
Quanta parte della R.D. proviene dall’assimilato?<br />
Una risposta precisa non è possibile perché i cassonetti non distinguono e si riempiono anche con l’assimilato (ed anche con rifiuti che assimilati non sarebbero), una stima sufficientemente esatta è tuttavia possibile, il gestore non l’ha fatta o perlomeno non ne ha comunicato i dati.<br />
Una stima più grossolana si può fare coi dati in nostro possesso. Se dalla R.D. togliamo i quantitativi  che certamente provengono dall’assimilato (sgravi, assimilato,multimateriale, pneumatici e la gran parte del legno) vediamo che solo essi rappresentano il 14,3% del 36,8% di R.D. (Vedi Allegato n. C)     Questo dato è certamente molto sottostimato perché anche le altre categorie (carta, organico, metalli ecc.) hanno quote di assimilato (basta guardare ad esempio, i dati di Cesena e Modigliana per capire che l’organico raccolto proviene in buona parte dall’assimilato).<br />
L’unico dato fornito da HERA è relativo al Comune di Forlimpopoli che pur avendo il il p.a p. per l’assimilato mantiene un meccanismo del tutto simile agli altri comuni (con la differenza della non possibilità di scaricare nei cassonetti delle vie urbane), qui HERA ha dichiarato che il 70% di R.D. ivi conseguito è composto di un 42% proveniente dal domestico ed un 28% dall’assimilato, ora a Forlimpopoli la somma delle tipologie di assimilato sopra considerate rappresenta solo il 9%, quindi il 19% che manca è inserito nelle altre tipologie  di R.D. , (Vedi Allegato D ) Anche ammettendo che HERA ha sovrastimato il dato della componente dovuta agli assimilati, si deve concludere che a livello di ATO il grosso dell’attuale R.D. proviene dall’assimilato.<br />
La raccolta differenziata del domestico in provincia è sicuramente inferiore del 20%, questo dato è fondamentale alle luce delle ultime modifiche del Decreto Ambientale che non consente più di assimilare molti rifiuti speciali (produttivi). Non è uno scenario fantasioso vedere il prossimo anno dimezzarci le percentuali di R.D. Per il Comune di Forlì vale lo stesso discorso pur con performance migliori della media provinciale.</p>
<p>La composizione della R.D.</p>
<p>VEDI GRAFICO 4<br />
Questa parte dell’analisi si rimanda a quando saranno disponibili dati sull’effettivo recupero dei materiali della R.D., sul costo del loro trattamento e gli introiti sulle specifiche categorie, anche se già con i dati disponibili emergono aspetti interessanti. Analizzando e confrontando i dati fra i Comuni si nota una grande variabilità e delle particolarità, ad esempio dal confronto fra i tre Comuni che hanno la percentuale più alta : Forlimpopoli, Longiano e Rocca S. Casciano, è particolarmente interessante si nota come il p.a p. è particolarmente efficiente per l’organico e plastica, ma anche per alzare la raccolta di vetro e carta, due categorie particolarmente “nobili” da avviare al recupero. (Vedi all. E)<br />
Fra le particolarità si fa notare che Tredozio ha raccolto molti inerti (macerie) e Modigliana ha elevati quantitativi di vegetali ed organico che c’è da supporre derivino da qualche ditta locale.<br />
Si allega anche il confronto fra le tipologie di R.D. di Forlimpopoli, Forlì, e Provincia in cui si possono notare le differenze fra i due sistemi di raccolta. ( Vedi all.F)</p>
<p>GLI SCENARI FUTURI</p>
<p>Le norme di legge<br />
Esaminiamo innanzitutto cosa prevede il D.L.vo n. 152/06, come modificato dal D.L.vo n. 4/08:<br />
“ Art 195<br />
(…)<br />
e)….Ai rifiuti assimilabili, entro un anno, si applica esclusivamente una tariffazione per le quantità conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani (…)<br />
Non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperto al pubblico; allo stesso modo non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiori ai limiti di cui all’art.4, comma 1, lettera d) del decreto legislativo n. 114/98.</p>
<p>Art. 205 (Misure per incrementare la raccolta differenziata).<br />
1 &#8211; In ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani per le seguenti percentuali minime dei rifiuti prodotti:<br />
a)    almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;<br />
b)    almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008;<br />
c)    almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012.<br />
2 &#8211;  (soppresso)<br />
3 &#8211;  Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obbiettivi previsti dal presente articolo è applicata un’addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica, a carico dell’Autorità d’ambito……. Che ne ripartisce l’onere tra quei comuni del territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste…. “</p>
<p>Per chi è un po’ addentro alla materia vede subito che questa è una rivoluzione, e meraviglia come a tutti i livelli queste norme siano ignorate e si continui a ragionare come se non esistessero e nel frattempo il tempo passa.<br />
Ho già affermato che sono favorevole ad una elevata assimilazione del rifiuto produttivo, aggiungo che questa è anche una necessità quando si è adottato il sistema di raccolta coi cassonetti, in quanto il rifiuto da produzione sarà comunque in gran parte scaricato al loro interno senza più alcun onere da parte delle ditte con un conseguente incremento della tariffa per le famiglie che dovranno pagare per lo smaltimento di rifiuti che non sono i propri. Questo è lo scenario che si prospetta nella nostra realtà.<br />
Altra conseguenza  sarà che togliendo la gran parte degli assimilabili le nostre percentuali di raccolta differenziata si dimezzeranno, o quasi, quindi il raggiungimento degli obbiettivi fissati dall’art. 205 del D.Lvo 152/06, ammesso che prima fossero perseguibili, oggi diventano semplicemente una chimera. In questo contesto prepariamoci pure ad un forte incremento delle tariffe che saranno anche aggravate dalle sanzioni previste.</p>
<p>Nella nostra ATO al termine del 2008 scade il contratto di affidamento col gestore, questo non significa che si andrà a gara, HERA ha per legge l’affidamento fino al 31 dicembre 2011, tuttavia si dovranno andare a definire le modalità di effettuazione del servizio di Nettezza Urbana, è evidente che esso non potrà essere un mero aggiornamento o “potenziamento” di quello attuale, il rischio è di trovarci nelle condizioni del Titanic in cui il capitano della nave decide di non cambiare rotta anzi di accelerare la velocità, per noi, a differenza del capitano di quella nave, quell’iceberg è già visibile, ignorarlo per conservare il nostro “modus vivendi” non ci salverà dal “cozzo”.</p>
<p>La conclusione che deriva dai dati sopra riportati è che si deve cambiare rotta e l’unica alternativa possibile è la massiccia introduzione del sistema di raccolta “porta a porta” in tutto il territorio urbanizzato della nostra ATO, questa è condizione per rispettare i limiti posti dalla legislazione vigente ma anche per non dover aumentare le tariffe dei cittadini che si troveranno i cassonetti riempiti, senza onere, dagli ex rifiuti assimilati provenienti dal sistema produttivo.</p>
<p>Forlì, 21 aprile 2008<br />
L’assessore alla qualità ambientale<br />
Palmiro Capacci</p>
<p>P.S. la presente relazione è un mero aggiornamento della relazione datata 31 marzo 2008 coi dati definitivi (Consuntivo) ricevuti nel frattempo. Rispetto al pre-consuntivo le differenze più rilevanti sono un aumento consistente del cosiddetto “sgravio” e il fatto che il rifiuto gestito non ha un lieve incremento rispetto al 2008 ma una lieve riduzione.</p>
<p>Ass.re Palmiro CAPACCI -Comune di Forlì -<br />
P.zza Saffi 8, 47100 FORLI’<br />
Tel. 0543/712234  segreteria Tel. 0543/712308 Fax 0543/712879<br />
e-mail: palmiro.capacci@cofo.it</p>
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		<title>Riflessioni sull’inceneritore di pollina di Santa Sofia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alan Signani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/>“ Se fossi foco brucerei lo mondo se fossi vento lo tempesterei…” PROLOGO: Sono 20 anni che uno spettro si aggira per la Romagna, prima è apparso nel Cesenate ma i cittadini di quella terra ne hanno avuto paura e l’hanno esorcizzato, poi, sarà per una qualche consonanza col nome, la sig.ra Marcegaglia l’ha evocato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.rifondazioneforli.it/wp-content/uploads/categorie/Ambiente_sm.jpg" width="30" height="30" alt="" title="Ambiente" /><br/><p>“ Se fossi foco brucerei lo mondo<br />
se fossi vento lo tempesterei…”</p>
<p>PROLOGO:</p>
<p>Sono 20 anni che uno spettro si aggira per la Romagna, prima è apparso nel Cesenate ma i cittadini di quella terra ne hanno avuto paura e l’hanno esorcizzato, poi, sarà per una qualche consonanza col nome, la sig.ra Marcegaglia l’ha evocato presso il proprio stabilimento posto fra Forlimpopoli e Forlì, ma siccome di qua da Mont Spache non siamo più “pataca” dei nostri cugini cesenati, anche questa volta lo spettro è stato cacciato. Ora qualcuno deve aver pensato che ciò è aborrito dai “pianeggianti” può essere accettato dai “montanari “.<br />
A questo qualcuno bisogna spiegare che noi montanari (sto nella piana ma vado orgoglioso delle mie origini) “an senmiga atachè con e caveji ”.<br />
Parlo dello spettro dell’inceneritore della pollina.<span id="more-103"></span></p>
<p>PERCHE’ INCENERIRE LA POLLINA E’ IN SE UNA BESTEMMIA ECONOMICA ED AMBIENTALE?</p>
<p>Da che mondo è mondo il letame va riportato sul terreno, certo la pollina è un letame un po’ difficile, (è fuori discussione che il letame di bovino o cavallo sia meglio) puzza, in determinate condizione fa le mosche, prima di stenderlo va fatto maturare, però non sono problemi insormontabili sinora si è fatto così, anzi da qualche tempo si fa anche meglio, c’erano più problemi una volta.</p>
<p>Per anni ho assistito a convegni in cui, dati alla mano, si affermava che i nostri terreni si stanno isterilendo, perché il contenuto di sostanza organica sta calando in modo preoccupante, ciò determina minor resa, impoverimento della qualità del prodotto, erosione, necessità di aggiungere in modo abbondante concimi chimici e maggior inquinamento della falda, perché viene meno quel filtro biologico che blocca i nitrati ed altre sostanze alla superficie. La situazione sta peggiorando. Ora la pollina oltre ad essere un fertilizzante è anche un emendante, che pur di non eccelse qualità, ha un effetto positivo sul terreno.<br />
Ora, da quando gli inceneritori hanno le sovvenzioni, di tutto questo non ne sente parlare, verrebbe da pensare che sia la sovvenzione che crea l’esigenza, modificando le emergenze ambientali. Naturalmente non è così.</p>
<p>Si dice che ora c’è una legge sui nitrati per cui è più problematico lo spandimento della pollina. Ma se lo spandimento è ben fatto va a sostituire lo spandimento dei concimi chimici composti anch’essi in prevalenza da nitrati, che per giunta sono anche più solubili e quindi meglio raggiungono la falda. Le prime falde di pianura in pochi anni si sono arricchite di nitrati con la comparsa dei concimi chimici, prima secoli di spandimenti di deiezioni sui campi non avevano mai creato questo problema.<br />
Certo se facciamo un allevamento con 200.000 capi e stendiamo, magari anche in malo modo, tutta la pollina, su di un piccolo appezzamento di terreno, magari sabbioso, per il solo fatto che è comodo e vicino alle stalle si possono creare preoccupanti fenomeni di inquinamento delle falde sottostanti.<br />
E’ la concentrazione fa diventare negativo ciò che nella giusta concentrazione è positivo.</p>
<p>Bruciando pollina si produce energia, che per giunta è rinnovabile, perché i polli sono ciò che mangiano al netto di ciò che espellano e finché mangeranno espelleranno. Messa così il ragionamento è piuttosto tirato ma potrebbe anche andare, ma non è questo il punto, il punto è che il bilancio energetico non è positivo. Ma come!? Si dirà: ” brucio pollina ed ottengo energia elettrica, anche se questi impianti non hanno una gran resa attorno al 20% ed anche dovendo togliere il gasolio consumato dai camion per portarla da tutta la Romagna a S.Sofia, qualcosa rimarrà, poco ma sempre meglio di niente, e in definitiva è tutto petrolio che non vado a consumare”.<br />
Questo conto è sbagliato, se brucio la pollina non la porterò più nel campo ed al suo posto dovrò mettere nitrati prodotti chimicamente, ora la produzione chimica di nitrati richiede una gran quantità di energia, molte volte maggiore di quella che andrò a ricavare dal mio inceneritore, pardon termovalorizzatore di pollina. Questo significa aumento complessivo della CO2 . Tradotto in termini pratici, all’agricoltore con l’alto costo del petrolio sarà col tempo sempre più conveniente utilizzare pollina e non concimi chimici.<br />
Non meravigliatevi se chi oggi propone di bruciare pollina per ricavare energia risparmiando sull’acquisto del petrolio, domani vi proponesse di bruciare i mobili di casa per riscaldarsi perché cosi si risparmia nell’acquisto della legna.</p>
<p>L’IMPATTO AMBIENTALE LOCALE.</p>
<p>Oltre all’impatto che definirei “generale”, bisogna esaminare l’impatto diretto sul territorio in cui è collocato.<br />
Ogni opera genera un impatto sul territorio, a cominciare da quello circostante, non necessariamente è un impatto negativo, sia perché può essere in sé positivo, sia perché pur essendo in sé negativo va a sostituire impatti maggiormente negativi.<br />
Da quanto sopra esposto un inceneritore di pollina non rientra in nessuno di questi due casi, è un impianto che ha un impatto negativo in senso assoluto e relativo.<br />
Quanto negativo dipende poi da molti fattori, per dare una risposta precisa bisogna esaminare ed approfondire il progetto, tuttavia vi sono alcune situazioni che possiamo già valutare.</p>
<p>L’IMPIANTO .<br />
Pur essendo tutti impattanti, non tutti gli impianti sono eguali, può essere un forno a griglia o a letto fluido oppure a pirolisi (gassificazione), ciò che tuttavia fa gran parte della differenza sono i sistemi di depurazione dei fumi, che possono essere più o meno efficienti.<br />
Ho ben pochi elementi sull’impianto che s&#8217;intende costruire ma dubito che un impianto di pollina possa avere una depurazione spinta dei fumi, tanto per fare un paragone pari ai livelli istallati nel nuovo inceneritore di rifiuti urbani costruito a Forlì. Nonostante i contributi elargiti, questa attività non ha ampi margini di profitto, quindi per mantenere la redditività dell’impianto questi non potrà essere molto avanzato e quindi costoso. A differenza dei rifiuti in cui il maggior costo può essere “scaricato” sulle tariffe pagate dai cittadini, i quali una volta impostato il sistema non hanno alternative, questo impianto non può scaricare più di tanto i costi sull’allevatore, perché una alternativa l’hanno: tornare allo spandimento a meno che non abbiano fatto contratti troppo vincolanti. Se si accetta questo ragionamento è del tutto secondario chiedersi quanto l’impianto possa inquinare e nuocere alla salute, perché già è evidente che non vada costruito, comunque affrontiamo anche questi aspetti.</p>
<p>IL COMBUSTIBILE (la pollina)<br />
Più il combustibile più è omogeneo meglio si calibra la combustione, quindi il rendimento termico e la qualità dei fumi, la pollina (in prevalenza lettiera di polli o tacchino ma suppongo anche deiezioni disidratate di ovaiole) è, tuttavia, un combustibile pessimo, se non altro per la grande quantità di azoto ammoniacale che contiene, questi con la combustione si trasforma in Ossido di Azoto che esce coi fumi e quindi si trasforma in Acido Nitrico che ricade al suolo. Naturalmente l’azoto non è l’unico inquinante, ma mi sembra il più rilevante, insieme alle polveri.</p>
<p>LA COLLOCAZIONE.<br />
La collocazione dell’ impianto è importante, per gli effetti dell’inquinamento ma anche per la sua resa termica. Se un impianto che produce calore può essere messo in prossimità di un centro abitato si potrebbe pensare di utilizzarlo non solo per produrre energia elettrica, ma anche per utilizzarne il calore di risulta per riscaldare gli edifici (teleriscaldamento), ma non è certamente il caso di questo impianto perché troppo impattante. Bisognerebbe quindi collocarlo lontano da luoghi abitati.<br />
Nel caso in specie si parla di collocarlo in località Macallè, dove si trova l’attuale impianto dell’ AGROFERIL, la collocazione è quanto mai infelice, per chi abita a Santa Sofia non c’è bisogno di spiegarlo perché già oggi questo centro abitato è lambito dagli odori che inevitabilmente verso sera scendono a valle, l’inceneritore avrà un raggio d’azione più ampio, certamente anche i Galeatesi ne saranno coinvolti in quanto, specialmente nelle ore notturne, i fumi tenderanno a scendere a valle e si incanaleranno lungo il Bidente.<br />
Ricordiamoci che il 90% dei problemi che ha avuto L’AGROFERIL sono stati dovuto alla sua disgraziata collocazione, pensare di mettere lì l’inceneritore è puro sadismo. (Se l’impianto sarà gestito dall’AGROFERTIL penso che perlomeno debba cambiare nome perché nulla di agro e di fertil vi sarà più in questa attività.)</p>
<p>VIABILITA’.<br />
50.000 tonnellate a Macallè bisogna portarcele, provenendo anche da lontano. Ho letto che faranno una nuova strada fino alla SS 310 del Bidente, è sempre quella che dovevano costruire quando impiantarono l’AGROFERTIL, allora doveva esse fatta e non fu fatta. Ma questa nuova strada sarà di pochi chilometri il resto del traffico insisterà sulla Bidentina, forse qualcuno dal carnaio, i camion passeranno in mezzo a tutti i paesi, quando passeranno i cittadini non avranno bisogno di vederli se ne accorgeranno per la traccia olfattiva.</p>
<p>QUALI PROSPETTIVE ALTERNATIVE.</p>
<p>Per la verità il sistema attuale di smaltimento della pollina regge e funziona, ciò non toglie che ci sia necessità di migliorarlo. Ho parlato degli effetti positivi della collocazione della pollina sul terreno, ma ne ho parlato con toni problematici, questo tipo di letame, come già detto, se sparso male, nelle dosi sbagliate e senza una preventiva stabilizzazione può determinare inconvenienti, alle colture (allettamento, infestanti), può inquinare le falde in pianura e a corsi d’acqua e sorgenti in collina, genera odori e può essere causa di proliferazioni di mosche.<br />
L’impianto attuale dell’ AGROFERTIL è stata una risposta a questa esigenza, purtroppo è stato collocato in un posto disgraziato ed ha avuto diversi problemi gestionali e funzionali, per cui si verificava la discesa del puzzo verso il fondo valle, se fosse sorto in una diversa collocazione credo che il bilancio sarebbe stato ampiamente positivo, il prodotto realizzato con la pollina è di buona qualità e ben commercializzato, non è forse un eccezionale emendante agricolo ma è certamente un ottimo concime.<br />
Un elemento cui fare attenzione quando si va pianificare sono anche le dimensioni degli impianti, non mi riferisco all’ inceneritore ma a tutti gli impianti in genere, se è vero che bisogna tener conto che il sistema produttivo attuale tende a concentrare la produzione e questo è quello che è successo  negli allevamenti avicoli, bisogna tuttavia contrastare il gigantismo che esaspera i problemi e l’impatto.<br />
Non affronto tutta la questione dell’ impatto paesaggistico, economico e sociale che indubbiamente è rilevante.</p>
<p>LA PROPOSTA.<br />
Nella nostra Regione abbiamo terreni che si stanno impoverendo di sostanza organica la quale viene tolta dai campi e va a finire nei rifiuti urbani e speciali, o prendono la strada delle fogne per poi concentrarsi nei fanghi dei depuratori.<br />
La sostanza organica sottratta al terreno generalmente va a finire in discarica o a un inceneritore determinando comunque inquinamento, occorre mettere in atto un meccanismo per riportala sul suolo, per fare ciò è naturalmente necessario che non sia contaminata da sostanze indesiderate (magari mescolate ad arte per smaltirle in modo improprio).<br />
La strada per arrivare a ciò è quella di un forte incremento della raccolta differenziata dei rifiuti, deve essere una raccolta differenziata di qualità, nel caso in specie parlo della raccolta differenziata dell’umido che nella nostra provincia è a livelli ancora bassi (3,7 % del totale cui si aggiunge un 4,1di vegetali) ma che dovrà crescere velocemente.<br />
Altro punto su cui bisogna tornare a riflettere sono i fanghi dei depuratori.. Comprendo che oggi non è facile, la questione è stata rimossa a seguito della vicenda “fangopoli” che non si è ancora chiusa. Questi fanghi organici, tornavano sul terreno a condizioni che rispettassero determinati limiti di qualità, poi con “fangopoli” è scaturita l’inchiesta che ha portato all’accusa per lo spandimento di alcune partite di fanghi che non rispettavano i limiti di qualità imposti dalla legge, Da allora, questi fanghi prendono la strada della discarica o eventualmente degli inceneritori, con un aggravio ulteriore per le tariffe di alcuni milioni di euro. I soggetti interessati sono quasi tutti contenti di questa soluzione, HERA non deve più impazzire ad organizzare lo spandimento e a controllare la qualità dei fanghi ne a controllore cosa si scarica in fogna e non corre più rischi che una partita non sia più a norma, e in conclusione ha solo rifiuti in più da gestire e per chi ha come mission gestire rifiuti non è certamente un dramma, tanto più che i costi sono scaricati sulle tariffe, poi questa soluzione è richiesta da una certa vulgata pseudo-ambientalista ed è largamente condivisa dalla opinione pubblica spaventata da traffici illeciti sui fanghi. In conclusione i fanghi essendo brutti, sporchi, neri ed anche un po’ puzzolenti sono in se la rappresentazione del male, per questo l&#8217;importante è allontanarli in discarica o ad un inceneritore (occhio non vede inquinamento non nuoce). Certo questo allontanamento determina un aggravio nelle bollette ma il fenomeno causa effetto non è evidente e nessuno lo mette in rilievo.<br />
Credo che questi fanghi adeguatamente controllati nei requisiti di qualità ed adeguatamente trattati debbano ritornare sul terreno, non certamente tal quali ma previa una azione di compostaggio con la restante frazione organica proveniente dai rifiuti.<br />
Il compost ottenuto, se tutti i passaggi sono stati corretti, sarà un ottimo emendate per i terreni agricoli, restituirà ai terreni carbonio.<br />
Il compost è un ottimo emendate ma ha uno scarso potere concimante, qui rientra in gioco la pollina che ha caratteristiche opposte per cui andrebbe ad integrarsi perfettamente.<br />
In conclusione credo che vada costruito un sistema che integra tutti questi materiali organici il risultato sarebbe un prodotto veramente ottimo per l’agricoltura e ridurremmo gli impatti ambientati determinati da discariche ed inceneritori, ottenendo peraltro un beneficio economico,.</p>
<p>Credo che diversamente ed in modo specifico vada affrontato il discorso sulle biomasse.</p>
<p>Lì,12.04.08</p>
<p>Palmiro Capacci</p>
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