Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Forlì
  • Inizio
  • Info
  • Organizzazione
    • Federazione
      • Segreteria
      • Comitato Politico Federale
      • Collegio di Garanzia
    • Circoli
  • Occhi Aperti
  • Galleria Foto
    • VII Congresso PRC Federazione di Forli
    • VII Congresso Nazionale PRC – Chianciano Terme (Si)
    • 11 ottobre 2008 – Manifestazione a Roma
  • Iscriviti
  • Archivio sondaggi
  • VIII Congresso
  • comunicati stampa
  • Giovani Comunisti

1° Congresso della Federazione della Sinistra

Nicola | 27 ottobre 2010

Meldola – (SABATO 6 NOVEMBRE 2010, Sala Medusa, presso il Bar Novanta, Via Roma, 36)

Forlì – (SABATO 13 NOVEMBRE 2010 Circolo Nuova Resistenza Viale Spazzoli,49)

Caro/a Compagno/a,

A Chianciano il Prc, dopo il risultato disastroso della Sinistra Arcobaleno, ha respinto il tentativo di sciogliere il partito. Dire che Rifondazione esiste per l’oggi e per il domani non significa scegliere l’isolamento e la solitudine e rinunciare a cercare strade unitarie. Significa lavorare per l’unità della sinistra di alternativa proponendo una modalità che unisca davvero. Significa lavorare nella direzione della crescita e  della ricomposizione delle vertenze e delle lotte, dei soggetti sociali, dei movimenti e delle esperienze territoriali, che si battono per cambiare da sinistra. Significa inserire il cammino del Prc in un percorso più ampio, senza che nessuno (e tanto meno noi) sia obbligato a sciogliersi, a cambiare la propria identità politica, a rinunciare ai propri simboli. Per questo abbiamo avanzato, insieme ad altri, la proposta della Federazione della Sinistra. D’altronde, la ricerca dell’unità della sinistra politica e sociale ha caratterizzato, con risultati ora positivi ora negativi, gran parte della storia di Rifondazione Comunista. Di certo, oggi ancora più di ieri, è necessario superare la lunga stagione delle scissioni e dei risentimenti.

Le forze fondatrici della Federazione della Sinistra, oltre a Rifondazione Comunista, sono il PdCI, Socialismo 2000 (il movimento di Cesare Salvi) e Lavoro e Solidarietà (l’associazione di  Gianpaolo Patta), ma il processo unitario è ovviamente un processo aperto e in divenire: per questo, al di là dei soggetti fondatori, ci rivolgiamo a tutte quelle forze sociali e politiche che si   collocano sul terreno della sinistra di alternativa e dell’ autonomia dai poteri forti. All’esperienza della Federazione, oltre a soggetti organizzati (partiti, associazioni, comitati..), possono aderire anche singoli cittadini. È infatti possibile, per chi non è iscritto a nessuna delle forze organizzate già aderenti, iscriversi direttamente alla Federazione della Sinistra. Quest’ultimo aspetto è per noi molto importante, perchè in realtà la scissione più significativa che ha in questi anni segnato la sinistra riguarda proprio quelle compagne e quei compagni che, delusi, si sono allontanati dalla politica o che pensano che tutti sono uguali e non c’è più niente da fare.

Anche nel comprensorio di Forlì si è avviato il percorso della Federazione della Sinistra che si concretizzerà con i Congressi programmati nel mese di novembre 2010. Il congresso è fondativo e non ordinario, perciò basato sulla discussione e sul confronto politico e non sull’ossessione di misurare i rapporti di forza interni.

I congressi territoriali, infatti, discuteranno e voteranno il documento politico congressuale approvato nel luglio scorso dal Consiglio Nazionale della Federazione, ma non voteranno delegati. Il documento politico - sostenuto da tutte le forze che aderiscono alla Federazione, che può ovviamente essere emendato o gli si possono contrapporre documenti alternativi.   Possiamo perciò dire che, per la prima volta dopo anni, facciamo un congresso con un documento che fa da base della discussione congressuale, e non con 5 mozioni contrapposte e già predefinite. E possiamo altrettanto dire che, per la prima volta, compagne e compagni che hanno percorso strade politiche diverse si troveranno a discutere insieme e a praticare la costruzione di una strada finalmente unitaria.

Le coordinate politiche di fondo e i valori della Federazione della Sinistra sono innanzitutto :

  • il nodo dell’anticapitalismo. Il capitalismo è basato strutturalmente sull’ingiustizia sociale e sullo sfruttamento, e la crisi che lo attraversa rende questi aspetti ancora più evidenti e brutali. Per questo noi diciamo, ancora una volta, che un altro mondo è possibile e necessario.
  • La centralità del lavoro: proprio la manifestazione del 16 ottobre ha dimostrato che si può e si deve ricostruire un movimento e una vera opposizione politica e sociale che parta in primo luogo dalla difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
  • La pace e il disarmo: ritiriamo le nostre truppe dall’Afghanistan, ora e subito.
  • La laicità: basta con le ingerenze del Vaticano, che vuole continuare ad imporre  un fondamentalismo familista basato sull’ipocrisia.
  • La difesa dei beni comuni: no al nucleare e sì alla grande vertenza referendaria dell’acqua pubblica.
  • Il diritto al sapere e la difesa della scuola pubblica: sostegno pieno al movimento degli studenti, degli insegnanti, dei precari, dei genitori, dei ricercatori che si batte contro i tagli brutali della Gelmini.

In primo luogo Berlusconi va sconfitto, e perciò è necessario lavorare per una crescita dell’opposizione politica e sociale nel Paese. L’opposizione non può limitarsi a sperare che Berlusconi e Fini continuino a litigare. L’opposizione deve lavorare per cambiare il clima sociale nel Paese. E se si va al voto anticipato, la Federazione della Sinistra propone un’alleanza democratica che si ponga l’obiettivo di sconfiggere Berlusconi, basata sulla difesa della Costituzione e dei suoi valori; sulla necessità di cambiare la legge elettorale in senso proporzionalista e di fare finalmente una legge sul conflitto di interessi. Un’alleanza di questo genere è un passaggio ineludibile per mandare a casa il governo che, più di ogni altro esecutivo nella storia repubblicana, ha lanciato l’assalto contro la Costituzione, lo Statuto dei lavoratori e i diritti in generale. E la legge elettorale esistente obbliga ad ampie alleanze se si vuole sconfiggere lo schieramento avversario. Ma come abbiamo detto più volte, pensiamo che non ci siano le condizioni per una presenza  nostra in un governo insieme al Pd. Le posizioni sui temi di fondo nel Paese, dall’economia alla politica estera ai diritti civili, sono troppo distanti e diverse. C’è bisogno di una sinistra che continui a lavorare in primo luogo per costruire il conflitto sociale, senza essere imprigionata in un governo moderato, una sinistra in grado di lanciare la sfida ai poteri forti e non di esserne subalterna.

Noi pensiamo che tutte le forze di sinistra debbano stringere un patto di azione a partire dai contenuti. Perciò per noi è importante lavorare anche con Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Vendola però la pensiamo diversamente sulle primarie. Perché partecipare alle primarie significa partire dal presupposto dell’appartenenza  ad un eventuale governo. Noi pensiamo che il problema principale sia, attraverso la partecipazione, ricostruire la politica come luogo collettivo e plurale per risolvere i problemi concreti,  perché i problemi non si risolvono con la ricerca di un leader.

Queste sono le premesse per la discussione che approfondiremo nei congressi territoriali, che si articoleranno in due date, il 6 novembre 2010 per il comprensorio dell’Alta e Bassa Valle del Bidente (Bertinoro, Forlimpopoli, Meldola, Civitella, Galeata, Santa Sofia), il 13 novembre 2010 per Forlì città assieme a Predappio, Dovadola, Tredozio, Modigliana, Castrocaro.

Abbiamo programmato due giornate lunghe proprio per dare spazio a tutti coloro che vogliono partecipare e portare il loro contributo al dibattito politico, inoltre, essendo appunto il congresso fondativo e quindi un’occasione positiva, abbiamo organizzato anche un momento conviviale, con la cena e la musica.



Share on Facebook

Comments
Nessun Commento »
Categorie
PRC, Territorio
Commenti RSS Commenti RSS

Il problema dell’analfabetismo funzionale in Italia

Nicola | 26 ottobre 2010
Solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare - Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Si sono così potute osservare le effettive capacità di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacità di problem solving.

I risultati sono interessanti per molti aspetti. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l’80 per cento in entrambe le prove). Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006. Ma senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici. Nelle ultime settimane, però, alcuni mezzi di informazione hanno parlato con curiosità del fatto che parecchi laureati italiani uniscono la laurea a un sostanziale, letterale analfabetismo. Questa curiosità vagamente moralistica è meglio di niente?

No, non è meglio, se porta a distrarre l’attenzione dalla ben più estesa e massiccia presenza di persone incapaci di leggere, scrivere e far di conto (quello che in inglese chiamiamo illiteracy e innumeracy e in italiano diciamo, complessivamente, analfabetismo). È notevole che l’analfabetismo numerico (l’incapacità di cavarsela con una percentuale o con un grafico) non abbia neanche un nome usuale nella nostra lingua.

È grave non saper leggere, scrivere e far di conto? Per alcuni millenni – dopo che erano nati e si erano diffusi sistemi di scrittura e cifrazione – leggere, scrivere e far di conto furono un bene di cui si avvantaggiava l’intera vita sociale: era importante che alcuni lo sapessero fare per garantire proprietà, conoscenze, pratiche religiose, memorie di rilievo collettivo, amministrazione della giustizia. Ma nelle società aristocratiche a base agricola, purché ci fossero alcuni letterati, la maggioranza poteva fare tranquillamente a meno di queste capacità. I saperi essenziali venivano trasmessi oralmente e perfino senza parole. Anche i potenti potevano infischiarsene, purché disponessero di scribi depositari di quelle arti.

Carlo V poteva reggere un immenso impero, ma aveva difficoltà perfino a fare la firma autografa. Le cose sono cambiate in tempi relativamente recenti almeno in alcune aree del mondo. Dal cinquecento in parte d’Europa la spinta della riforma protestante, con l’affermarsi del diritto-dovere di leggere direttamente Bibbia e Vangelo senza mediazioni del clero, si è combinata con una necessità creata dal progredire di industrializzazione e urbanizzazione: quella del possesso diffuso di un sapere almeno minimo. In seguito è sopravvenuta l’idea che tutti i maschi abbienti, poi tutti i maschi in genere, infine perfino le donne, potessero avere parte nelle decisioni politiche.

La “democrazia dei moderni” e i movimenti socialisti hanno fatto apparire indispensabile che tutti imparassero a leggere, scrivere e far di conto. Il solo saper parlare non bastava più. E in quelle che dagli anni settanta del novecento chiamiamo pomposamente “società postmoderne” o “della conoscenza”, leggere, scrivere e far di conto servono sempre, ma per acquisire livelli ben più alti di conoscenza necessari oggi all’inclusione, anzi a sopravvivere in autonomia.

1530659800.jpg

L’analfabetismo italiano ha radici profonde. Ancora negli anni ’50 il paese viveva soprattutto di agricoltura e poteva permettersi di avere il 59,2 per cento della popolazione senza titolo di studio e per metà totalmente analfabeta (come oggi il 5 per cento).

Fuga dai campi, bassi costi della manodopera, ingegnosità (gli “spiriti vitali” evocati dal presidente Napolitano) lo hanno fatto transitare nello spazio di una generazione attraverso una fase industriale fino alla fase postindustriale. Nonostante gli avvertimenti di alcuni (da Umberto Zanotti Bianco o Giuseppe Di Vittorio a Paolo Sylos Labini), l’invito a investire nelle conoscenze non è stato raccolto né dai partiti politici né dalla mitica “gente”.

Secondo alcuni economisti il ristagno produttivo italiano, che dura dagli anni novanta, è frutto dei bassi livelli di competenza. Ma nessuno li ascolta; e nessuno ascolta neanche quelli che vedono la povertà nazionale di conoscenze come un fatto negativo anzitutto per il funzionamento delle scuole e per la vita sociale e democratica.

***
Diversi lettori e lettrici hanno chiesto quali sono le fonti di questo articolo. Sono due successive indagini internazionali i cui risultati sono stati pubblicati a cura di Vittoria Gallina, ricercatrice del Cede, poi Invalsi, in due volumi, il primo con prefazione di Benedetto Vertecchi: La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione (Franco Angeli 2000); Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni (Armando editore 2006).
Sulle conseguenze anche economico-produttive del basso livello di alfabetizzazione si vede utilmente Attilio Stajano, Research, Quality, Competitiveness. European Union Technology Policy for Information Society (Springer 2006), di cui è in stampa una seconda edizione aggiornata.

Tullio De Mauro
Fonte:www.internazionale.it
Link: http://www.internazionale.it/firme/print.php?id=18612
Internazionale 734, 6 marzo 2008
* * *
Tullio De Mauro è nato a Torre Annunziata, Napoli, nel 1932, ed è uno dei maggiori studiosi di linguistica italiani. Nel 1963 viene stampata la monumentale “Storia linguistica dell’Italia unita”. Due anni dopo si è imposto all’attenzione dei lettori pubblicando “L’introduzione alla semantica” per l’editore Laterza. Per i problemi che riguardano la semiologia nel 1971 esce “Senso e significato”, Adriatica, Bari, 1977. Dopo aver preparato le voci semiotiche dell’enciclopedia Treccani, e scritto il prezioso volumetto “Minisemantica” (Laterza, 1982) gli studi di De Mauro si sono orientati verso i problemi dell’educazione linguistica. Per gli Editori Riuniti cura la collana dei Libri di base. Oltre al suo “Guida all’uso delle parole” (Editori Riuniti, 1987), altri titoli della collana diventano dei veri best-seller. La sua attività di “studioso militante” non si ferma qui: getta il suo occhio attentissimo sui problemi della scuola. Per un lungo periodo, infatti, è stato anche direttore della rivista “Riforma della scuola”. Insieme ad alcuni suoi allievi, poi, prepara un giornalino, “Due parole”, rivolto alle comunità di anziani, ai ritardati mentali e agli adulti dei corsi di alfabetizzazione. De Mauro insegna filosofia del Linguaggio e dirige il Dipartimento di Scienze del Linguaggio all’Università la Sapienza di Roma. [da "Mediamente"]

Share on Facebook

Comments
Nessun Commento »
Categorie
giovani comunisti, Istruzione
Commenti RSS Commenti RSS

La Federazione della Sinistra sostiene la Manifestazione della FIOM del 16 ottobre

Nicola | 8 ottobre 2010

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha chiesto alle forze politiche di dire da che parte stanno: se dalla parte della difesa del contratto nazionale o meno.

Siamo d’accordo, è necessaria chiarezza.

Noi della Federazione della Sinistra stiamo dalla parte della difesa del contratto nazionale, ed è per questo che aderiamo e ci mobiliteremo – anche a Forlì - per la manifestazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici indetta dalla Fiom per il 16 ottobre.

Proprio perché è in corso un duplice massiccio  attacco che non ha  precedenti ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e alla Costituzione, è necessario fare del 16 ottobre una grande manifestazione di popolo.

Nicola Candido

portavoce della Federazione della Sinistra di Forlì

Tesei Roberto

segretario Pdci Federazione di Forlì

Ruscelli Luciano

segretario Prc Federazione di Forlì

Share on Facebook

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Comunicati Stampa, Lavoro
Commenti RSS Commenti RSS

Subscribe to our newsletter

You will receive an email with the confirmation link (check your spam folder if NOT)
Sendit Wordpress newsletter

Categorie

  •   Ambiente (12)
  •   Campagna elettorale (37)
  •   Comunicati Stampa (48)
  •   Enti Locali (17)
  •   Europa (13)
  •   giovani comunisti (9)
  •   Iniziative (32)
  •   Istruzione (3)
  • L'angolo di P.Kc. (27)
  •   Lavoro (35)
  •   Migranti (20)
  •   Occhi Aperti (3)
  •   PRC (75)
  •   Resistenza, Antifascismo, Costituzione (28)
  •   Sanità (4)
  •   Territorio (12)
  •   Welfare (7)

Congresso

congresso 2010

Corso per Migranti

tesseramento 2010

Fds

tesseramento 2010

Comitati antifascisti

Corsi di italiano per migranti

RSS PRC NOTIZIE

  • Nuovo sito di Rifondazione Comunista
  • Le lotte per i beni comuni. Oltre il riformismo e il pensiero debole
  • Siamo a un bivio: o svolta vera o "rivoluzione passiva"
  • "Manca il voto dei lavoratori. Non è questa la linea CGIL"
  • Un accordo autolesionista. Un errore da cancellare

RSS Repubblica – Politica

  • Formigli: "Sentenza sproporzionata Un attacco al diritto di critica" 21 febbraio 2012
  • Baci gay, Giovanardi nega e accusa la giornalista 21 febbraio 2012
  • Scontro Marcegaglia-sindacati Bersani: 'Senza intesa, sì non scontato' 21 febbraio 2012
  • Clausola gravidanza, la Rai interviene "Troveremo un'altra formulazione" 21 febbraio 2012
  • Napolitano contestato a Sassari da pastori e movimento anti-Equitalia 21 febbraio 2012

BASTA morti bianche

Archivi

Collegamenti

rifondazione

Rifondazione Comunista

liberazione

Liberazione - Quotidiano Comunista

sinistra europea

Sinistra Europea

giovani comunisti

Giovani Comunisti

Disobbedienza

un dito per maroni

bandiera della pace

Con Cuba!

Solidarietà a Cuba

rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox