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I COSTI DELLA CRISI LI PAGHI CHI L’HA CAUSATA

Nicola | 27 maggio 2010

I COSTI DELLA CRISI LI PAGHI CHI L’HA CAUSATA

Documento della Federazione della Sinistra sulla manovra economica del governo

on una colossale opera di mistificazione della verità, si vuole far credere che la crisi del debito pubblico degli Stati è causata dall’eccesso di spesa pubblica, e in particolare dalla spesa sociale.

Al contrario, la causa risiede nell’enorme ammontare di risorse utilizzate per il salvataggio del sistema finanziario, che torna infatti, anche in Italia, a distribuire lauti dividendi e retribuzioni stratosferiche ai propri dirigenti. Invece di colpire la speculazione, la risposta dei governi è quella preannunciata nei giorni scorsi dalla grande stampa nazionale e internazionale e ribadita dal Fondo Monetario Internazionale: colpire quello che resta del modello sociale europeo. Ancora una volta, la crisi e l’Europa sono utilizzate dalle classi dirigenti e dai governi come pretesto per ridurre il reddito dei lavoratori e i diritti sociali.

Il governo italiano obbedisce a queste richieste e, dopo aver affermato che tutto andava per il meglio, adotta una manovra socialmente iniqua ed economicamente nociva.

La manovra è socialmente iniqua: vengono messe le mani nelle tasche degli italiani, con il blocco triennale delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, con gli interventi sulle pensioni, con i tagli delle prestazioni sociali che saranno la conseguenza inevitabile dei tagli ai trasferimenti agli enti locali.

Si prepara intanto l’ennesimo condono, nuovo premio agli evasori.

In tal modo, si accentuano le diseguaglianze sociali, già enormemente cresciute negli ultimi anni, mentre l’attacco ai pubblici dipendenti rientra nella logica della svalutazione delle funzioni pubbliche. La manovra inoltre è economicamente nociva, perché riduce il reddito dei lavoratori e quindi la possibilità di sostenere per tale via l’economia reale. Si determinano così le condizioni per un ulteriore aggravamento della recessione e della disoccupazione.

Non è affatto vero che questa è l’unica via praticabile. Le risorse necessarie possono essere reperite con una seria operazione di contrasto all’evasione fiscale (che ha raggiunto la cifra di almeno 120 miliardi, 5 volte la preannunciata manovra); con una imposizione progressiva di solidarietà sui grandi patrimoni e sui redditi, pubblici ma anche privati, a partire dallestock options, e dagli stipendi dei manager, tassando la speculazione finanziaria, riducendo le spese militari, a partire dal ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan.

La Federazione della Sinistra avvia su questi temi un’azione di informazione e mobilitazione del Paese, e chiede a tutte le forze dell’opposizione di non cedere a lusinghe bipartisan, ma incontrarsi invece per definire le misure da intraprendere contro la manovra e contro la politica reazionaria del governo Berlusconi.

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Il salvataggio di SAPRO è un vero e proprio sperpero di denaro pubblico.

Nicola | 15 maggio 2010

Il salvataggio di SAPRO che si sta tentando di attuare è un vero e proprio sperpero di denaro pubblico. La società nata con l’obiettivo di calmierare la rendita fondiaria e indirizzare le politiche urbanistiche industriali nel tempo è diventata uno strumento di politiche spericolate portandola ad indebitarsi per 110 milioni di euro su un patrimonio (teorico) di 120 milioni. Ora si chiede ai soci di ripianare i debiti con un prestito (in tale situazione difficilmente restituibile e comunque da posticipare secondo le regole del Codice Civile) di 3,5 milioni di euro e, secondo il piano di rientro, con una nuova probabile immissione di denaro (dei cittadini) per circa 7 milioni di euro nei prossimi mesi. I soggetti coinvolti (i Comuni di Forlì, Cesena, Forlimpopoli, Bertinoro, la Provincia e la Camera di Commercio di Forli-Cesena) secondo noi non possono permettersi di dilapidare risorse importantissime per ovviare alle scelte scellerate di SAPRO.

Per noi “Chi ha sbagliato DEVE pagare!”, Non possono essere sempre i cittadini a farlo.

Destinare diversi milioni di euro a SAPRO significa toglierli ai servizi sociali, ai contributi per i cittadini in difficoltà, alle scuole, alla cultura e a tutte quelle attività essenziali per una città, nel pieno di una crisi economica senza precedenti. Le giustificazioni che si avanzano per il salvataggio sono due. La prima, la perdita della direzione delle politiche urbanistiche industriali e la seconda le ripercussioni sulle Banche creditrici. Noi ci chiediamo che direzione si può ancora dare con un debito di 110 milioni di euro quando i soci pubblici, pur di vendere i terreni in questo periodo di crisi, saranno costretti ad acconsentire a tutte le varianti urbanistiche richieste dagli acquirenti? Quale autonomia potranno ancora avere i Comuni e la Provincia di fronte ad un debito enorme con cui fare i conti? Ed infine, perché devono essere sempre i cittadini a pagare e non le Banche?

Poiché anche se la connivenza al sistema non è dimostrabile, è doveroso ricordare che esiste il rischio di impresa dal quale le banche non dovrebbero essere esentate, soprattutto in un mercato che qualcuno vuole o afferma di volere “libero”, a meno che queste regole non valgono anche per tutti quei piccoli imprenditori che mettono a rischio le propria casa e tutti i loro sacrifici per andare avanti o per salvare i loro dipendenti e le loro famiglie. Gli Amministratori di SAPRO e i suoi soci hanno delle enormi responsabilità e chi ha sbagliato è giusto che paghi, non si può pensare di far finta di niente e sperperare del denaro pubblico senza che si faccia chiarezza, innanzitutto nel campo della politica e poi in quello più strettamente giudiziario.

Noi della Federazione della Sinistra abbiamo a cuore l’interesse dei cittadini e non delle banche e pertanto chiediamo che gli Enti Locali coinvolti non sprechino altre risorse pubbliche e sostengano l’azione della magistratura per accertare fino in fondo le responsabilità di ciascuno. I soci pubblici hanno l’obbligo morale di dichiarare le proprie priorità, per noi le priorità sono la salvaguardia dei servizi dei cittadini e non delle banche. Ci fa perciò sorridere il richiamo alla preistoria delle Istituzioni bancarie poiché dai primi del ’900 siamo passati prima ad un sistema pubblico del Credito e poi ad una privatizzazione spinta (nel nome del dio mercato), la quale scarica sugli Enti pubblici le perdite e incassa i profitti (privati), ma sempre a scapito della collettività.

Federazione della Sinistra

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Consulta dei Migranti: il Consiglio Comunale non rispetta le regole.

Nicola | 8 maggio 2010

E’ passato quasi un anno dall’insediamento del nuovo Consiglio comunale di Forlì e ancora non è stata avviata la procedura per l’elezione della nuova Consulta dei Migranti, sebbene il suo rinnovo sia previsto entro 6 mesi dall’inizio della legislatura. Una situazione di prolungata “illegalità” che si abbatte proprio su quella fascia di popolazione, i migranti, da cui si pretende, più che da di ogni altra, il rispetto delle norme e della legalità. L’integrazione e la costruzione di una cittadinanza condivisa, infatti, parte proprio dalla responsabilizzazione e dal riconoscimento reciproco di regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Questa volta però è il Consiglio Comunale che viola la “legge” che esso stesso si è dato, ma nessuno dei partiti presenti in Consiglio ha avuto niente da ridire, salvo poi in ogni occasione invocare, per gli altri, il rispetto delle regole.

La Consulta, anche se è un organo puramente consultivo, svolge un ruolo molto importante di inclusione, di ascolto e di raccordo tra la comunità forlivese e i nuovi cittadini migranti che risiedono sul territorio. In un momento difficile come questo, di crisi e forti tensioni sociali, il suo corretto funzionamento è fondamentale per evitare l’emarginazione dei nuovi cittadini migranti e per includerli in un processo di comune lotta contro le speculazioni del Capitale e le delocalizzazioni aziendali. Dare rappresentanza e voce a circa il 10% di cittadini residenti è la condizione minima per rendere partecipe l’intera comunità locale alle scelte del Comune e degli organi amministrativi della città, non vedere questa mancanza come un fattore di emarginazione ed esclusione che favorisce il degrado sociale è miope e poco lungimirante, soprattutto per un’Amministrazione comunale che ha vinto le elezioni con un programma nel quale si prevede una particolare attenzione per le politiche di integrazione ed inclusione sociale. E’ bene ricordare, infatti, che i contributi e le tasse pagate dai cittadini stranieri, rispetto ai servizi di cui usufruiscono, generano un saldo positivo senza il quale non avremmo i soldi per pagare le pensioni e molte altre prestazioni territoriali. Sono semmai i politici della Lega Nord a vivere sulle spalle dei cittadini, anche migranti, invece d’andare a lavorare.

La Federazione della Sinistra pertanto chiede al Consiglio Comunale di Forlì, nella persona del Presidente, e alla Giunta, nella persona del Sindaco, che si avvii al più presto il procedimento amministrativo per il rinnovo della Consulta dei Migranti e che si ridia voce, nell’Assemblea cittadina, ad una fascia di popolazione completamente inascoltata, ma che potrebbe dare un contributo decisivo per la crescita economica e culturale del nostro comprensorio.

Federazione della Sinistra di Forlì

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Comunicati Stampa, Migranti
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