Gli stipendi italiani (e i soldi delle Banche)
Nicola | 30 gennaio 2010Nove persone su dieci sono critiche verso le banche Rapporto Eurispes: «Gli stipendi italiani tra i più bassi dei Paesi industrializzati»L’Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta dell’Ocse. E l’affitto può assorbire tutto il budget familiareMILANO – Gli stipendi italiani sono tra i più bassi dei Paesi industrializzati. «Dalla classifica 2008 relativa alle economie che fanno parte dell’Ocse emerge che, a parità di potere d’acquisto, l’Italia occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro». È quanto si legge nel “Rapporto Eurispes Italia 2010.
LA CLASSIFICA - «Tra i paesi con il maggior salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774) – continua l’Eurispes – Il nostro Paese con 21.374 dollari occupa invece la ventitreesima posizione. «Volendo fare un paragone con gli altri cittadini europei, il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 19% in meno di un greco, il 18% in meno del cittadino francese e il 14% in meno di quello spagnolo. I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati, mediamente il 17% in meno della media Ocse, il cui valore è pari a 25.739 dollari».
LA CRISI – Il rapporto Eurispes, come sempre, scatta un’istantanea del nostro Paese sotto molti punti di vista. Sempre analizzando il quadro economico italiano, la ricerca rivela che nonostante la crisi «galoppante» a livello mondiale, il sistema produttivo italiano ha registrato un aumento delle imprese di 28mila unità nel secondo trimestre del 2009. Aumento che ha riguardato per lo più imprese individuali con titolari non giovanissimi, visto che la percentuale di giovani imprenditori con età inferiore ai 30 anni è diminuita, mentre è aumentata quella relativa alla fascia di imprenditori tra i 30 e i 49 anni. E sono in particolare le «imprese rosa» quelle che resistono meglio alla crisi.
AFFITTI – L’Eurispes si occupa anche di redditi familiari, sottolineando che un affitto ormai può pesare sul budget di una famiglia con un reddito annuo di 20 mila euro l’anno e che abita in una zona centrale fino al 116 per cento. L’Eurispes confronta il canone di locazione annuo medio di otto città (zona centrale o periferica) con un reddito lordo disponibile di 20 mila o 30 mila euro. Una famiglia con un reddito annuo di 20mila euro che volesse vivere in una zona urbana centrale di una delle otto città considerate, afferma l’Istituto, dovrebbe destinare al pagamento del solo canone di locazione (escluse quindi le spese accessorie), una percentuale del proprio reddito compresa tra il 24,8% e il 116,6%, mentre in zona periferica la stessa percentuale varierebbe dal 20,2% e il 67,5% (rispettivamente Palermo e Roma). L’incidenza del canone di locazione su un reddito di 30mila euro l’anno «risulterebbe, ovviamente, inferiore, ma tutt’altro che trascurabile», si sottolinea nel Rapporto: Varierebbe, infatti, tra il 16,6% e il 77,8% in una zona urbana centrale e tra il 13,4% e il 45% in periferia (rispettivamente Palermo e Roma). Inoltre, una famiglia su tre non arriva a fine mese. L’Eurispes rileva però «segnali di ripresa» perché diminuiscono gli italiani che devono »raschiare il fondo del barile» o che hanno difficoltà a pagare il mutuo o l’affitto. Rispetto allo scorso anno, spiega l’Eurispes, sono in diminuzione le famiglie che hanno necessità di utilizzare i risparmi familiari (42,9% del 2010 contro il 51,2% del 2009) o che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo (23,3% del 2010 contro il 34,3% del 2009) o il canone d’affitto (18,1% del 2010 contro il 23,1% del 2009). Il 30,8% delle famiglie italiane inoltre, riesce a risparmiare qualcosa.
BANCHE – La maggioranza degli italiani, sottolinea ancora l’Eurispes, è critica verso le banche: per l’86,1%, quasi 9 su 10, gli istituti non sono in grado di farsi carico delle necessità delle famiglie. Per quanto riguarda l’onerosità dei prestiti bancari, il giudizio degli italiani è «decisamente negativo»: quasi la metà (45,7%) di coloro che hanno avuto accesso al credito «negli ultimi tre anni ritiene che il tasso di interesse applicato sia alto» e solo uno su tre (32,3%) ritiene viceversa che sia «adeguato». L’86,1% ritiene che il sistema bancario italiano non sia «in alcun modo o poco in grado di farsi carico dei problemi e delle necessità delle famiglie (rispettivamente il 46,6% e il 39,5%)», mentre solo l’8,8% pensa che sia abbastanza in grado e solo lo 0,7% molto in grado. Il 55,2% degli italiani è inoltre «molto convinto» che le banche diano credito solo a chi dimostra già di possedere beni, mentre il 33,6% ne è comunque abbastanza convinto.
Da “Corriere della Sera
on line”
SIT-IN Popolo Viola
Nicola | 29 gennaio 2010Il giorno 30 gennaio dalle ore 16 alle ore 18 è stato indetto, davanti alla Prefettura di Forlì, un sit-in dal Popolo Viola in difesa della nostra Costituzione Repubblicana, più volte oltraggiata dal governo e da eminenti rappresentanti istituzionali. La Federazione della Sinistra di Forlì aderisce al sit-in ed invita tutti i cittadini e le cittadine a fare altrettanto, per dare un segno di Resistenza, civile ed appassionata. In questi ultimi mesi, la Federazione della Sinistra, composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e molti altri movimenti e singole personalità della sinistra, ha sostenuto i lavoratori e la società civile ogniqualvolta si sono autorganizzati (dal basso) per rivendicare dei propri diritti o per portare avanti delle legittime istanze. Anche in questo caso, pertanto, sosterremo con convinzione e partecipazione le richieste di questo multiforme e colorato Popolo Viola, tutt’altro che qualunquista e che sta portando una ventata di freschezza nella politica Forlivese.
Coordinamento Federazione della Sinistra Forlì
Ma Apriliano è mai andato a Rosarno?
Nicola | 29 gennaio 2010- Risposta al consigliere della Lega Nord Aprigliano alla lettera a Romagna Oggi reperibile su http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/11/148268/
Gentilissimo Consigliere Apriliano, nonché capogruppo della Lega Nord nel Consiglio Comunale di Forlì, Le vorrei chiedere quando è stato l’ultima volta a Rosarno? E inoltre mi piacerebbe sapere come si permette con protervia di parlare di fatti e avvenimenti che non conosce, come lo sfruttamento semischiavistico della manodopera straniera sulla Piana di Gioia Tauro? In Calabria, infatti, esiste una cosa che lei sottovaluta notevolmente e senza considerare la quale nulla si può spiegare: la ‘ndrangheta. Forse i Giovani Democratici di Forlì, per loro fortuna, non la conoscono, ma Lei, come qualche ex esponente del suo Governo, pensa che con la ‘ndrangheta occorra convivere oppure che sia un fenomeno di costume? Io che sono stato a Rosarno (sono di un paese vicino) nelle ultime vacanze, penso che il dramma della Calabria non nasca dalla presenza dei migranti, clandestini o non, ma dal controllo capillare (e disumano) della criminalità organizzata in ogni ambito della società. Lo scandalo non sono i clandestini, un reato che con la realtà criminale calabrese è cosa da sprovveduti e quasi ridicolo, ma il fatto che certa politica di centro destra e di centro sinistra, come ha denunciato Angela Napoli (PDL), conviva e prosperi in alleanza con la ‘ndrangheta. Il dramma sono i suoi discorsi che mirano a nascondere la realtà a fini propagandistici senza accorgersi che il Consiglio Comunale di Rosarno è stato sciolto per infiltrazioni mafiose oppure che degli esseri umani vivano in condizioni peggiori di quella degli animali. A riprova di ciò, nel maggio scorso tre persone sono state arrestate per “riduzione in schiavitù”. Occorre, però, ricordare che tutto è iniziato con due migranti feriti a colpi di carabina, ma se questo in Calabria è normale, visto
che quasi ogni giorno ci sono episodi violenti, non è stata normale la reazione. Per la prima volta infatti i migranti hanno reagito, perché l’ultimo episodio di Rosarno non era stato il primo. Nel 2008 era successa più o meno la stessa cosa, due ragazzi stranieri erano stati feriti a colpi di kalashnikov sparati da un’autovettura in corsa. Non so se i Rosarnesi siano razzisti o meno, di certo, in questi anni l’indifferenza e lo sfruttamento sono stati tollerati e avallati, anzi il caporalato è ritornato ad imperversare e la mancanza di regole è diventato un modus operandi accettato da tutti, istituzioni e popolazione. Non si tratta, nemmeno, di dare la colpa all’ultima giunta regionale di centro sinistra, il degrado è cresciuto negli anni e prima c’era il centro destra, i protagonisti però spesso sono gli stessi. Tant’è vero che nelle ultime settimane, in Calabria, si è assistito ad una vera e propria transumanza verso il centro destra, con l’olfatto da veri lupi del potere i “notabili del voto”, in grado di spostare migliaia di preferenze, hanno cambiato casacca e si sono riversati nel PDL (lo stesso con cui è alleata la Lega Nord), senza smentire il gattopardiano adagio, bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla. La reazione dei migranti è stata sbagliata, ma ahimè comprensibile. Quando ci si accorge d’aver perso anche la dignità, non rimane che l’istinto e la reazione, anche, violenta. Paradossalmente però la risposta più cruenta è stata della ‘ndrangheta, essa infatti vive di violenza, ma non può tollerarla al di fuori dei propri schemi e contro il proprio volere. A chi si rivolta, a chi non obbedisce occorreva dimostrare chi comanda (veramente) e con lo sgombro, massiccio, dei “ribelli” è stato dimostrato che lo Stato non esiste e che i veri detentori della forza sono gli ‘ndranghetisti. Il degrado e il lavoro nero (straniero e calabrese) non si combattono con la legalità dei fucili (delle Forze dell’ordine o della ‘ndrangheta), ma con l’impegno assiduo per la giustizia sociale e civile per tutti, a prescindere dal colore della pelle. Rosarno, però, non è solo quella della “caccia al negro”, ma anche il paese di Peppe Valarioti, ucciso giovanissimo dalla ‘ndrangheta perché in Consiglio comunale voleva far luce sulle concessioni edilizie, e di tanti altri che quotidianamente combattono la “cultura” della mafia. Ma Lei, Consigliere Apriliano, tralasciando di parlare della ‘ndrangheta in un paese come Rosarno (dove «non c’è nulla che avviene per caso, nulla che la mafia non voglia») e dando la colpa ai migranti, ha attinto proprio a quella “cultura” di omertà e mistificazione. Fare propaganda sulle pelle della “propria” gente (calabrese) è veramente indegno ed è un atto vile nei confronti dei tantissimi che la ‘ndrangheta la combattono ogni giorno e non pensano che il problema sia il reato di clandestinità. La stimavo di più quando si accaniva sull’albero di Natale.
Nicola Candido






























