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Il valore dell’Unità d’Italia

Nicola | 8 gennaio 2011

La visita del Presidente Giorgio Napolitano per l’inizio dei festeggiamenti del 150° anno dell’unità d’Italia ci rende felici, tuttavia pensiamo sia altrettanto opportuno fare una riflessione sul significato di quest’appuntamento.

150 anni fa numerosi cittadini romagnoli e forlivesi si batterono per costruire una patria unita e repubblicana, l’Unità d’Italia si realizzò immediatamente e dopo diversi decenni, in un prolungamento ideale, nacque anche la Repubblica. Oggi, però, a distanza di 150 e di 65 anni dall’Unità e dalla Repubblica, l’Italia è attraversata da tensioni e movimenti che vorrebbero disgregarla e rendere le sue istituzioni zerbini per i potenti.

Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica e di garante della Costituzione, in questi giorni sta riproponendo con forza gli ideali di libertà, di unità e di solidarietà, per i quali tanti Romagnoli diedero la propria vita, pur tuttavia, non si possono dimenticare i continui attacchi della Lega Nord all’Unità d’Italia, arrivando a paventare una vera e propria secessione di una parte del Paese. Essa, è bene ricordare, non lo fa da una posizione defilata, ma esprime, fra gli altri, il Ministro degli Interni e più volte ha rivendicato la volontà di fare scempio: del tricolore, della Costituzione e di quei valori di solidarietà ed unità che il Presidente della Repubblica incarna.

D’altra parte, la costruzione dell’Unità e della Repubblica non si possono realizzare senza l’emancipazione sostanziale di tutti i cittadini dal bisogno e dal ricatto del bisogno, oggi questo si realizza con un lavoro dignitoso e sicuro, una scuola accessibile a tutti e un’Università indipendente. Ciò nonostante, per realizzare enormi profitti e il benessere di pochi, viene sacrificato sempre di più il diritto al lavoro, mentre i lavoratori sono costretti ad azioni eclatanti solo per far sentire la propria voce e i tagli alla scuola e all’Università hanno messo in pericolo l’accesso al sapere per tutti, perciò l’Unità d’Italia per sostanziarsi deve ripartire proprio dal lavoro e dall’emancipazione culturale dei cittadini, altrimenti si rischia di ritornare ai ricatti e ai livelli d’istruzione dell’ottocento.

A livello locale chiediamo alle altre forze politiche, come si può riconoscere e legittimare un partito come la Lega Nord che predica la disgregazione dell’Italia e non festeggia il 150° anno della sua Unità? E al Partito Democratico (più volte presente alla festa della Padania) chiediamo come può collaborare con una forza politica come la Lega Nord che non si riconosce nei valori Repubblicani ed Unitari?

Speriamo che con la visita del Presidente Napolitano, a cui diamo un caloroso benvenuto, molti si ravvedano e si rendano conto che in gioco c’è il futuro dell’Italia e della nostra Costituzione.

Federazione della Sinistra di Forlì.

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La Federazione della Sinistra è a fianco della FIOM

Nicola | 31 dicembre 2010

La Federazione della Sinistra è a fianco della FIOM nella lotta per la democrazia e per la dignità dei lavoratori. L’accordo separato per lo stabilimento torinese è un sistema autoritario che esclude il confronto con l’azienda e cancella la libertà dei lavoratori sul luogo di lavoro. Per la prima volta, infatti, si elimina l’esistenza del contratto nazionale e si ledono i diritti fondamentali dei lavoratori, impendendo loro di scegliersi liberamente le proprie rappresentanze sindacali.
Un accordo indifendibile e vergognoso, quello che vede, dopo Pomigliano, il no della FIOM CGIL al piano per lo stabilimento FIAT di Mirafiori. Il 23 dicembre a Torino è stato firmato l’ennesimo accordo separato tra azienda e sindacati asserviti a Marchionne. Il piano presentato dall’azienda automobilistica prevedeva modifiche peggiorative su turni, assenze, pause e straordinari. Si riducono, in pratica, le garanzie per i lavoratori e si conferma che non si vogliono pagare i primi giorni di malattia, con sanzioni che possono arrivare fino al licenziamento per i lavoratori che dovessero decidere di scioperare. Inoltre, non solo le due newco che nascono a Mirafiori e Pomigliano saranno fuori da Confindustria, e quindi dagli accordi sottoscritti tra le rappresentanze sindacali e quelle degli industriali, ma di fatto vi sarà una totale esclusione, al loro interno, dalle rappresentanze aziendali (RSA) della FIOM, in quanto non firmataria di questo contratto capestro.

Così facendo, si lede la libertà di ogni singolo lavoratore di aderire all’organizzazione sindacale che meglio lo può rappresentare e che più si batte per i suoi diritti. Insomma,

siamo di fronte ad un vero e proprio ricatto, perciò il referendum in queste condizioni è illegittimo e propagandistico,  in quanto ai lavoratori si chiede di rinunciare ai propri diritti, a partire dal diritto ad un lavoro dignitoso, e non di scegliere tra due opzioni ragionevoli.

Questo accordo quindi mina dalle fondamenta i diritti sanciti dalla nostra Costituzione e sostituisce, nei rapporti di lavoro, l’autoritarismo del più forte alla democrazia. Anche da un punto di vista economico la diminuzione dei diritti o il taglio delle pause non porterà benefici, una maggiore produttività del lavoro si realizza con maggiori investimenti in tecnologia e formazione, e non certo esasperando i ritmi di lavoro, forieri, tra l’altro, solo di maggiori incidenti e malattie derivate da stress e alienazione, le quali ricadono, guarda caso, sulla fiscalità generale.

La Federazione della Sinistra di fronte a questo oltraggio democratico è a fianco della Fiom e dell’intera CGIL e farà ogni sforzo affinché i cittadini prendano coscienza della posta in gioco e delle nefaste ripercussioni su tutti i lavoratori italiani che un simile accordo, contro il contratto nazionale, sta già portando in tutti i settori produttivi. Non si tratta solo dei diritti dei lavoratori metalmeccanici ma se dovesse passare questo modello autoritario ed ottocentesco le stesse libertà sostanziali verrebbero meno.

Stiamo assistendo alla progressiva corrosione, in tutti gli ambiti, dei diritti (lavoro dignitoso e sicuro, scuola pubblica, sanità pubblica, salari e pensioni che possano garantire una vita decente, servizi sociali adeguati, ecc.), cioè di tutti quegli elementi che costituiscono una nazione civile e democratica; per questo la battaglia dei metalmeccanici della Fiat è una battaglia di tutti.

Coordinamento Federazione della Sinistra di Forlì

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Il Futuro di Forlì – Comunicato stampa sulle vicende Sapro ed Aeroporto

Nicola | 10 dicembre 2010

Le vicende di SAPRO e dell’aeroporto rappresentano la fine di un ciclo. Oggi, più che mai, occorre avere il coraggio di decisioni importanti e di scelte radicali capaci di dare una prospettiva diversa alla città  di Forlì e al suo comprensorio. Si tratta di impostare la riconversione verso un altro tipo di sviluppo incentrato sulla qualità della vita e sui servizi, in tutti i campi. Dall’agricoltura, alle produzioni di beni con elevato valore tecnologico,  per finire al ruolo dell’Università. Un’economia, insomma, basata sul capitale umano e sulla capacità ricettiva di saperi e nuove culture.

Il fallimento di SAPRO, le cui responsabilità vanno ricercate sia tra la classe politica, sia tra le banche creditrici complici di operazioni a dir poco disinvolte, può rappresentare un’opportunità di chiarezza e allo stesso tempo, se lasciato in balia dei creditori, un pericolo per l’assetto urbanistico. Chiediamo perciò, come fatto già altre volte e in tempi non sospetti, che vengano accertate quanto prima le cause del fallimento e che il Comune si faccia garante, tramite i propri strumenti urbanistici, della tutela del territorio, evitando pericolose speculazioni edilizie. Come sempre, però, quelli che alla fine pagheranno saranno i cittadini per i quali chiediamo si garantiscano il pieno coinvolgimento e la totale trasparenza nella transizione fallimentare che si profila.

La situazione dell’aeroporto, sebbene la vicenda non sia arrivata al suo epilogo, appare molto simile a quella di Sapro, ma ancora una volta si continuano a sperperare fondi invece di usare il buon senso e avviarsi verso un suo forte ridimensionamento. Forse, l’unica via d’uscita ancora percorribile è il mantenimento delle sole scuole di volo e dei controllori, oltre che dell’aeroclub e delle attività ad essi connesse. Non esistono uomini per tutte le stagioni e per tutti i compiti. Le dimissione di Franco Rusticali infatti sono doverose e fortemente in ritardo, di fronte al disastro della SEAF e dell’aeroporto di Forlì, era il minimo che ci si potesse aspettare.

La tanto sbandierata meritocrazia leghista, come sempre, si infrange davanti agli interessi di bottega. I Forlivesi sapranno farsi una ragione della mancanza dei voli per le vacanze soprattutto perché i milioni di euro spesi ogni anno per l’aeroporto potrebbero essere investiti in nuovi servizi nel trasporto locale e nella richiesta di nuovi collegamenti ferroviari, oppure, per salvare molti servizi che i tagli furibondi di Tremonti stanno distruggendo.

Oggi più che mai, perciò, occorre investire su un’idea diversa di sviluppo e di città (finalmente a misura di persona), al di là della propaganda, infatti, è necessario puntare quanto prima e con tutte le risorse disponibili sulle energie pulite, sul riciclo, sull’università, sulla ricerca, sulle scuole di formazione, sull’agricoltura di qualità e biologica, sulle nuove reti tecnologiche, insomma la prospettiva deve incentrarsi sulla qualità della vita e sul capitale umano, abbandonando le velleitaria idea dell’aeroporto e della speculazione immobiliare.  La Federazione della Sinistra quindi lavorerà strenuamente affinché il rinnovamento coinvolga l’intera classe politica forlivese (di maggioranza e di opposizione), complice in questi anni di tali disastri, e sarà a fianco di tutti coloro, nella società civile e nelle amministrazioni, che avranno il coraggio di perseguire tale strada di profondo cambiamento.

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PISTE CICLABILI

Nicola | 8 dicembre 2010

Siamo alle solite, le associazioni che auspicano l’uso della bicicletta e si propongono la difesa della sicurezza nell’uso di questo mezzo di locomozione, fanno sentire nuovamente la loro voce.

Da sempre, anche in momenti non sospetti, a testimonianza di una battaglia condivisibile, vorremmo portare il nostro contributo sul problema che vede aumentare l’uso delle due ruote a pedale, in modo che diventi sempre più un tema della città e dei cittadini che ritrovano nelle loro passeggiate, di piacere o di lavoro, anche quella sicurezza e tranquillità necessarie al piacere di pedalare.

Quello che potrebbe sembrare un problema culturale, per Forlì è semplicemente un problema di sicurezza e di adeguate infrastrutture urbane.

Da anni, forse troppi, si pensa di risolvere la sicurezza costruendo o inventando sulla sede stradale esistente, pseudo piste ciclabili che di fatto sono spesso delle trappole non percorribili. Attaversamenti stradali non segnalati adeguatamente, diritti di precedenza non chiari, frammentazione e mancanza di continuità nei tratti contigui, promiscuità con tratti pedonali o con mezzi a motore, buche sull’asfalto, cassonetti della nettezza urbana, alberi (incolpevoli), siepi e cespugli sporgenti dalle recinzioni private, pozzetti ispettivi dei sottoservizi in rilievo rispetto al manto stradale, depositi di materiale vegetale da potature o depositi di foglie e rifiuti, mancanza di zone riservate o a doppio senso di marcia.

In centro storico, la mancanza totale della possibilità di disporre della sede stradale senza dovere per forza seguire il flusso del traffico veicolare, come esistono percorsi preferenziali per autobus, altrettanto deve avvenire per le biciclette, le carrozzelle e le carrozzine per disabili.

La consapevolezza di trattare una materia delicata è scontata, ma per tutto vi è un inizio ed in questo caso occorre mettere mano con urgenza alla risoluzione dei problemi manifestati, con la piena collaborazione della Polizia Municipale.

Da anni poi esistono nei cassetti degli uffici tecnici, progetti per la realizzazione di piste ciclabili adeguate a sostenere le esigenze di sicurezza dei bambini che praticano la disciplina sportiva del ciclismo, piste che adeguatamente attrezzate sono un supporto adeguato alle scuole per  estendere culturalmente un messaggio per un diverso utilizzo dell’ambiente.

A Forlì deve passare il messaggio che la mobilità sulle due ruote a pedale ci può portare dove l’auto

non arriva ma deve essere fatto in sicurezza.

Per la Federazione della Sinistra di Forlì

Euro Camporesi

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La Federazione della Sinistra sostiene la Manifestazione della FIOM del 16 ottobre

Nicola | 8 ottobre 2010

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha chiesto alle forze politiche di dire da che parte stanno: se dalla parte della difesa del contratto nazionale o meno.

Siamo d’accordo, è necessaria chiarezza.

Noi della Federazione della Sinistra stiamo dalla parte della difesa del contratto nazionale, ed è per questo che aderiamo e ci mobiliteremo – anche a Forlì - per la manifestazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici indetta dalla Fiom per il 16 ottobre.

Proprio perché è in corso un duplice massiccio  attacco che non ha  precedenti ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e alla Costituzione, è necessario fare del 16 ottobre una grande manifestazione di popolo.

Nicola Candido

portavoce della Federazione della Sinistra di Forlì

Tesei Roberto

segretario Pdci Federazione di Forlì

Ruscelli Luciano

segretario Prc Federazione di Forlì

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La Regione Romagna: ossia altra burocrazia ed altre tasse

Nicola | 18 settembre 2010

Bossi arriva a Forlì per sostenere la regione Romagna, annuncia la Lega Nord.

I geniali leghisti, al governo da ben 8 anni negli ultimi 10, per risolvere il problema dell’occupazione, per arginare la crisi, per aiutare i lavoratori in difficoltà, per sostenere le scuole senza risorse, per aumentare i posti negli asili pubblici, per snellire la burocrazia, per rendere il territorio più ricco, cosa propongono? La creazione della Regione Romagna.

Bisogna ammettere che la creazione della Regione però potrebbe avere delle “ricadute occupazionali interessanti”, perché con il raddoppio del Presidente, del Consiglio Regionale, della Giunta, delle auto Blu, degli uffici amministrativi e di tutti gli enti su base regionale (ARPA, CORECOM , AGREA, Corte dei Conti, TAR, Agenzia sanitaria, ecc. ecc.),  le poltrone da occupare saranno parecchie e i leghisti sono ben contenti, con la fame che hanno.

Un esempio concreto del loro modo di agire è rappresentato dal presidente del Consiglio della Regione Friuli, Ballaman, proveniente dalle file leghiste e salito all’”onore” delle cronache per l’utilizzo smisurato e non istituzionale dell’auto blu. Fra i vari Incontri “importanti”: serata con la fidanzata al ristorante “Da Giggetto”, incontro di calcio tra la Padania e il Tibet, trasferta per la proiezione del film campione di incassi: Barbarossa (un flop leghista da milioni di euro).

Effettivamente nel giro di pochi anni di potere hanno bruciato le tappe nella gestione del potere e sono diventati più bravi dei vecchi democristiani.

Su 86 leghisti in parlamento, ben 38 hanno doppi o tripli incarichi (e stipendi). Inoltre, i deputati della “Padania ladrona” si portano a casa da “Roma ladrona” ben 14.355.468,34 a cui si devono aggiungere 1.423.487,66 di trasferte.

I cittadini, però, non si devono preoccupare, perché anche loro parteciperanno a questa meravigliosa impresa: pagheranno le tasse per mantenere i nuovi liberatori (il più delle volte neanche romagnoli) della Romagna.

Realizziamo subito la Regione Romagna!!! I Padani hanno ragione, per risolvere tutti i nostri problemi occorre raddoppiare la Burocrazia e aumentare le tasse…

Viva il raddoppio delle poltrone!

Viva il Bossi!

Tanto poi ci penserà la finanza creativa di Tremonti e il federalismo burocratico ad affamare i lavoratori e i cittadini che dovranno mantenere i baracconi regionali che vogliono realizzare.

Partito della Rifondazione Comunista – S.E.

Federazione di Forlì

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Festa di Liberazione – Area Dibattiti e Libreria

Nicola | 24 luglio 2010

Chi lotta può perdere…

Chi non lotta ha già perso!!!

Che Guevara

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Comunicati Stampa, Iniziative
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20a Festa di Liberazione

Nicola | 24 luglio 2010

20 anni dopo.
Non è una storia di Alexandre Dumas
ma di Rifondazione Comunista.
Ch può dre altretanto ?

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Comunicati Stampa, Iniziative
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