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LA BEFANA COMUNISTA CONSEGNA IL CARBONE A UNICREDIT

Nicola | 8 gennaio 2012

Quest’anno la Befana Comunista porta il carbone all’UNICREDIT, quale simbolo della speculazione che le banche stanno facendo nei confronti dei cittadini e degli Stati e per denunciare gli alti costi del servizio bancario e il piano di ristrutturazione di Unicredit che prevede 5.200 licenziamenti.

Speculazione

Siamo di fronte ad una truffa colossale. La BCE pochi giorni fa ha prestato alle banche europee e italiane qualcosa come 500miliardi di € al tasso dell’1% (l’Unicredit ha acquistato 7,5mld), le quali a loro volta prestano gli stessi soldi agli Stati attraverso l’acquisto di BTP che in Italia oggi hanno tasso tra il 6 e il 7%. Oppure li possono utilizzare per pagare le obbligazioni in scadenza emesse dalle stesse banche private: in ogni caso una rendita eccezionale quasi a costo zero!

Se la BCE prestasse direttamente i soldi agli Stati, come fanno le altre banche centrali, bloccherebbe la speculazione (e lo SPREAD), ma non lo fa perché è essa stessa soggetto speculatore!

Quale cittadino o impresa otterrebbe mutui a questi interessi? Questi soldi devono andare ai cittadini, agli investimenti su innovazione e ricerca, al welfare, non a garantire i profitti alle banche che controllano il debito pubblico.

Costi delle banche

È noto che le banche italiane detengono il record dei conti correnti più cari d’Europa, con un costo medio di ben 295 euro contro i 114 euro della media europea. Ed anche relativamente i mutui la situazione non migliora, quelli italiani hanno tassi superiori a quelli europei dello 0,6-0,7% in più.

Tutto ciò genera un saccheggio sistematico dalle tasche delle famiglie, e ci fa dire che le banche italiane, in pratica, hanno retto la crisi a spese dei cittadini, addebitando sulle spalle di famiglie e piccole e medie imprese costi elevatissimi.

Licenziamenti e liquidazioni d’oro

Unicredit è la banca che ha concesso all’ex amministratore delegato Alessandro Profumo una liquidazione d’oro di 42 mln di €. Ma è anche la stessa banca che ha recentemente approvato un piano industriale che prevede tra il 2011 e il 2015 una riduzione del personale di 5.200 unità, a fronte di 6,5 miliardi di utile netto che la banca prevede di raggiungere sempre nel 2015. Vogliamo il tetto agli stipendi dei manager, perché la ricchezza di un manager non deve essere ottenuta con il licenziamento di migliaia di lavoratori.

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Riflessione dopo aver partecipato alla manifestazione degli indignati a Roma del 15 ottobre.

Nicola | 18 ottobre 2011

“Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente”.

Questa era la scritta dello striscione del “Blocco nero” a Roma. Credo che sia molto significativa per interpretare il fenomeno.

Questo slogan esprime una visione che è all’opposto di valori espressi dalla cultura di sinistra sia di matrice progressista che rivoluzionaria.

La sinistra è tale perché vuole cambiare lo stato di cose esistente  e creare un nuovo ordine. La sinistra è tale se guarda al futuro, fra l’uovo oggi e la gallina domani non ha dubbi sceglie la gallina. Da qui il sacrificio e l’impegno di tanti del loro presente per costruire un futuro migliore. L’elemento che sta alle fondamenta di questa cultura è la speranza. Le necessità immediate, necessarie perché si vive nel presente, sono comunque finalizzate al “ sole dell’avvenire”.  Non è un caso che la sinistra sia spesso accusata di utopismo.

Il presente è invece il tratto caratteristico della cultura del sistema sociale attuale, mentre il passato era la costante ossessione del sistema medievale.

Nel mondo attuale si vive come in un eterno presente, non c’è memoria del passato, non c’è un progetto per il futuro, perché l’idea di fondo è che il mondo attuale è il migliore o comunque è l’unico possibile, l’unica possibilità che rimane all’uomo è quella “prendersi il presente” riuscendo ad accamparsi il possibile, qui ed ora o al massimo domani.

La sinistra esprime quindi una visione culturale che è all’opposto della cultura del “Blocco nero”.

I “neri” (Black Bloc) non sono il prodotto degenere ed estremistico della cultura di sinistra, anche se in alcune frange c’è ancora molta confusione, ma è al contrario il prodotto degenere e nichilista della dominante cultura capitalistica in affanno, parimenti ad altri fenomeni sociale come la tifoseria violenta e le gang giovanili.

Essendo un proprio sottoprodotto “il potere” lo può facilmente strumentalizzare.

Palmiro Capacci

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Situazione insostenibile a Civitella di Romagna

Nicola | 8 settembre 2011

Ancora una volta, alcuni consiglieri del Partito Democratico ed il Vicesindaco di Civitella, contrappongono i loro interessi di parte a quelli di tutti i cittadini. Invece di profondere tutti gli sforzi per il bene del paese continuano “la guerra per bande” iniziata subito dopo la sconfitta alle primarie.

Per quanto i consiglieri di maggioranza, che hanno votato contro la variazione di bilancio, neghino che i dissidi interni derivino dalle primarie, è evidente e sotto gli occhi di tutti che purtroppo la frattura all’interno del PD risale proprio a quel momento, mentre i segretari dei circoli del PD, o non sono in grado, o non stanno facendo nulla per arginare le fratture, dando così corda a questi consiglieri e gettando ancora fango sul Sindaco e sulla “loro” amministrazione di Civitella.

Questa volta l’appiglio è l’avvio del campionato di calcio e il finanziamento per acquistare le panchine del campo sportivo. La sostituzione delle vecchie panchine, usurate e costruite con materiali e tecniche superati e non conformi alle richieste della figc, è stato votato in giunta anche dal Vicesindaco, ora pentita. Perché la questione è semplice, o ha votato senza sapere cosa e come votava (fatto molto grave per un amministratore) oppure ci si è resi conto che la messa a norma del campo sportivo poteva essere facilmente strumentalizzata per fare polemica e far cadere la “propria” giunta.

Tuttavia, al di là degli aspetti particolari, noi della Federazione della Sinistra pensiamo che sfiduciare il Sindaco del proprio partito (Partito Democratico) eletto dai cittadini, solo per beghe interne e per motivi che non hanno nulla di politico, sia completamente da irresponsabili. Che siamo stufi di vedere contrapposti gli interessi di bottega (democratica) agli interessi dei cittadini e che non vogliamo più essere coinvolti in questo gioco al massacro che mette in secondo piano i bisogni e le necessità concrete dei Civitellesi e che consegnerà l’amministrazione comunale in mano alle destre.

All’indomani delle primarie, infatti, pur appoggiando il candidato sconfitto, abbiamo rispettato la volontà del nostro popolo e abbiamo cominciato a lavorare per il bene del paese e per eleggere un’amministrazione comunale efficiente e capace. In cui, si ricordi bene, erano presenti tutte le componenti del PD (compreso il Vicesindaco). La nostra parte, come sempre, l’abbiamo fatta fino in fondo e in modo responsabile.

Da questi episodi emerge uno scollamento fortissimo tra la realtà (difficile) dei cittadini e i giochini di potere del Partito Democratico, ormai allo sbando sia nella vallata del Bidente sia in tutto il comprensorio forlivese. Noi della Federazione della Sinistra facciamo politica per passione e vogliamo amministrare in modo esemplare e disinteressato, cercando di tutelare i più deboli e i più svantaggiati della nostra società. Non ci interessano le contrapposizioni personali, né tantomeno le beghe partitiche, perciò pretendiamo che le cose si chiariscano il prima possibile e in modo netto, altrimenti non saremo più disposti, nemmeno a sederci, vicino a gente che non ha a cuore esclusivamente gli interessi dei cittadini.

Tania Ravaioli – Assessore e consigliere comunale di Civitella di Romagna, Rifondazione Comunista.

Nicola Candido – Portavoce della Federazione della Sinistra di Forlì.

Per seguire tutta la vicenda vai su: http://www.forlitoday.it/notizie/civitella-di-romagna/

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A proposito dei servizi pubblici

Nicola | 30 giugno 2011

Apprezziamo l’impegno del Sindaco Roberto Balzani (Intervista http://www.romagnaoggi.it/forli/2011/6/28/197202/) per una gestione pubblica dell’acqua dando applicazione immediata alla volontà popolare espressa tramite i referendum sulla gestione dei servizi. Speriamo però che dalle parole si passi ai fatti. Del resto, noi siamo da sempre (e spesso da soli) fervidi sostenitori di efficienti servizi pubblici, controllati dai cittadini tramite i consigli degli Enti Territoriali e l’abbiamo anche dimostrato votando contro la privatizzazione e la costituzione di HERA. Tuttavia, il Partito Democratico, in questi anni, è stato un instancabile sostenitore del “privato è bello”, in quasi tutti i servizi pubblici. Abbiamo perciò preso atto, appena prima dei referendum, del cambiamento di rotta (visto il vento contrario) del Partito Democratico, ma anche in questo caso il cambiamento si deve produrre con atti concreti, a partire dalla fine del monopolio di HERA sul servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Perciò chiediamo a che punto è la gara per individuare il nuovo gestore a partire dal 1 gennaio 2012? O si vuole prorogare, tacitamente, il contratto ad Hera a svantaggio dei cittadini? E, soprattutto, si sta lavorando affinché  gli  enti pubblici possano gestire il ciclo dei rifiuti? Infine, con cortesia, vorremmo ricordare al Sindaco che ad impedire la gestione diretta di Romagna Acqua non è il numero elevato di soci, semmai il perdurante “ma, anche” del Partito Democratico che si deve metterete innanzitutto d’accordo con se stesso, non avendo ad oggi una politica unitaria sui servizi pubblici, compresi i servizi per l’infanzia, in cui si stanno favorendo i privati a scapito degli asili pubblici

Nicola Candido

Portavoce della Federazione della Sinistra di Forlì.

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Solidarietà ai/alle Compagni/e Tunisini/e

Nicola | 17 gennaio 2011

Dichiarazione del Movimento Ettajdid

Traduzione di l’Ernesto online

Ettajdid (già Partito Comunista Tunisino) esige l’apertura di una fase che “rompa definitivamente con le basi del vecchio regime dispotico e corrotto”

L’evento storico che è stato annunciato è il risultato diretto delle lotte eroiche del popolo tunisino e delle sue forze democratiche, in particolare dei sacrifici straordinari della sua gioventù nel corso degli ultimi movimenti sociali e dei martiri che sono morti perché il nostro popolo possa recuperare la libertà e la sua dignità e difendere i suoi diritti.

Il movimento Ettajdid ritiene che la missione in questa nuova fase consista nel:

- realizzare la rottura definitiva con le basi del vecchio regime dispotico e con il sistema politico corrotto che è stato imposto al nostro paese con la complicità di apparati polizieschi onnipotenti e dell’ex partito al potere,

- perseguire i responsabili dei crimini che hanno inflitto morte e ferite a cittadini innocenti,

- perseguire tutti coloro che sono implicati in vicende di corruzione, di tangenti, di arricchimenti illeciti, della predazione di beni pubblici o privati.

A questo scopo, Mohamed Ghannouchi deve concordare con i componenti dell’opposizione politica reale, l’Unione Tunisina del Lavoro e le organizzazioni indipendenti della società civile in vista della costituzione di un Alto Comitato che goda di tutte le prerogative necessarie per dirigere il processo di riforma politica e il cambiamento democratico:

- l’abrogazione di tutte le leggi liberticide in vigore,

- l’avvio della revisione radicale del Codice elettorale,

- l’affidamento ad una Commissione nazionale indipendente dell’organizzazione e della supervisione di elezioni legislative e presidenziali anticipate, allo scopo di garantire trasparenza e credibilità.

Rivolgiamo un pressante appello all’eroico popolo tunisino, alla sua gioventù consapevole e a tutte le forze vive a mantenere la più grande vigilanza affinché, tutti insieme, siamo in grado di impedire ogni atto di furto e saccheggio e ogni tentativo di ritorno indietro e di diversione dei frutti della lotta del popolo e dei suoi sacrifici.

Viva la Tunisia libera, indipendente, combattente per una vita degna, per la democrazia e per la giustizia sociale!

Tunisi, 14 gennaio 2011

Per il Movimento Ettajdid, il Primo Segretario Ahmed Brahim

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Una vergogna per Forlì e la Romagna

Nicola | 9 gennaio 2011

Il nostro unico deputato forlivese, l’on. Gianluca Pini, ha disertato la cerimonia in ricordo del 150° anno dell’Unità d’Italia e l’eccezionale visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un fatto gravissimo e indegno per un deputato italiano considerato che, al di là delle opinioni personali, secondo la Costituzione vigente Egli “rappresenta la Nazione” (art. 67 Cost.) e non la cosiddetta padania e tantomeno il Lumbard Umberto Bossi, perciò egli avrebbe dovuto rappresentare tutti noi cittadini e la comunità che lo ha eletto e che lautamente lo retribuisce ogni mese (circa 12.984,79 euro, più spese). Se l’on. Gianluca Pini vuole rappresentare la sua padania sia veramente coerente, rinunci allo stipendio e a sedere sulla soffice poltrona del Parlamento italiano, altrimenti il suo gesto è da opportunista e quella leghista, come sempre, è solo vuota propaganda.

Se non vuole rinunciare a svolgere il ruolo di parlamentare, allora vorremmo ricordargli che è suo dovere, come ogni mattina fanno tutti i lavoratori, svolgere il proprio “compito istituzionale” in un giorno in cui, Forli e la Romagna, hanno ricordato i numerosi patrioti che diedero la vita per l’Italia.

I cittadini non si meritano una tale mancanza di decoro, ma come i partigiani hanno saputo difendere l’Italia dalla barbarie nazifascista, i forlivesi e i romagnoli anche stavolta sapranno tenere alto l’onore della propria terra e fare a meno dei soliti politici arrivisti e privi del senso della democrazia.

Coordinamento della Federazione della Sinistra di Forlì

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Il valore dell’Unità d’Italia

Nicola | 8 gennaio 2011

La visita del Presidente Giorgio Napolitano per l’inizio dei festeggiamenti del 150° anno dell’unità d’Italia ci rende felici, tuttavia pensiamo sia altrettanto opportuno fare una riflessione sul significato di quest’appuntamento.

150 anni fa numerosi cittadini romagnoli e forlivesi si batterono per costruire una patria unita e repubblicana, l’Unità d’Italia si realizzò immediatamente e dopo diversi decenni, in un prolungamento ideale, nacque anche la Repubblica. Oggi, però, a distanza di 150 e di 65 anni dall’Unità e dalla Repubblica, l’Italia è attraversata da tensioni e movimenti che vorrebbero disgregarla e rendere le sue istituzioni zerbini per i potenti.

Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica e di garante della Costituzione, in questi giorni sta riproponendo con forza gli ideali di libertà, di unità e di solidarietà, per i quali tanti Romagnoli diedero la propria vita, pur tuttavia, non si possono dimenticare i continui attacchi della Lega Nord all’Unità d’Italia, arrivando a paventare una vera e propria secessione di una parte del Paese. Essa, è bene ricordare, non lo fa da una posizione defilata, ma esprime, fra gli altri, il Ministro degli Interni e più volte ha rivendicato la volontà di fare scempio: del tricolore, della Costituzione e di quei valori di solidarietà ed unità che il Presidente della Repubblica incarna.

D’altra parte, la costruzione dell’Unità e della Repubblica non si possono realizzare senza l’emancipazione sostanziale di tutti i cittadini dal bisogno e dal ricatto del bisogno, oggi questo si realizza con un lavoro dignitoso e sicuro, una scuola accessibile a tutti e un’Università indipendente. Ciò nonostante, per realizzare enormi profitti e il benessere di pochi, viene sacrificato sempre di più il diritto al lavoro, mentre i lavoratori sono costretti ad azioni eclatanti solo per far sentire la propria voce e i tagli alla scuola e all’Università hanno messo in pericolo l’accesso al sapere per tutti, perciò l’Unità d’Italia per sostanziarsi deve ripartire proprio dal lavoro e dall’emancipazione culturale dei cittadini, altrimenti si rischia di ritornare ai ricatti e ai livelli d’istruzione dell’ottocento.

A livello locale chiediamo alle altre forze politiche, come si può riconoscere e legittimare un partito come la Lega Nord che predica la disgregazione dell’Italia e non festeggia il 150° anno della sua Unità? E al Partito Democratico (più volte presente alla festa della Padania) chiediamo come può collaborare con una forza politica come la Lega Nord che non si riconosce nei valori Repubblicani ed Unitari?

Speriamo che con la visita del Presidente Napolitano, a cui diamo un caloroso benvenuto, molti si ravvedano e si rendano conto che in gioco c’è il futuro dell’Italia e della nostra Costituzione.

Federazione della Sinistra di Forlì.

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La Federazione della Sinistra è a fianco della FIOM

Nicola | 31 dicembre 2010

La Federazione della Sinistra è a fianco della FIOM nella lotta per la democrazia e per la dignità dei lavoratori. L’accordo separato per lo stabilimento torinese è un sistema autoritario che esclude il confronto con l’azienda e cancella la libertà dei lavoratori sul luogo di lavoro. Per la prima volta, infatti, si elimina l’esistenza del contratto nazionale e si ledono i diritti fondamentali dei lavoratori, impendendo loro di scegliersi liberamente le proprie rappresentanze sindacali.
Un accordo indifendibile e vergognoso, quello che vede, dopo Pomigliano, il no della FIOM CGIL al piano per lo stabilimento FIAT di Mirafiori. Il 23 dicembre a Torino è stato firmato l’ennesimo accordo separato tra azienda e sindacati asserviti a Marchionne. Il piano presentato dall’azienda automobilistica prevedeva modifiche peggiorative su turni, assenze, pause e straordinari. Si riducono, in pratica, le garanzie per i lavoratori e si conferma che non si vogliono pagare i primi giorni di malattia, con sanzioni che possono arrivare fino al licenziamento per i lavoratori che dovessero decidere di scioperare. Inoltre, non solo le due newco che nascono a Mirafiori e Pomigliano saranno fuori da Confindustria, e quindi dagli accordi sottoscritti tra le rappresentanze sindacali e quelle degli industriali, ma di fatto vi sarà una totale esclusione, al loro interno, dalle rappresentanze aziendali (RSA) della FIOM, in quanto non firmataria di questo contratto capestro.

Così facendo, si lede la libertà di ogni singolo lavoratore di aderire all’organizzazione sindacale che meglio lo può rappresentare e che più si batte per i suoi diritti. Insomma,

siamo di fronte ad un vero e proprio ricatto, perciò il referendum in queste condizioni è illegittimo e propagandistico,  in quanto ai lavoratori si chiede di rinunciare ai propri diritti, a partire dal diritto ad un lavoro dignitoso, e non di scegliere tra due opzioni ragionevoli.

Questo accordo quindi mina dalle fondamenta i diritti sanciti dalla nostra Costituzione e sostituisce, nei rapporti di lavoro, l’autoritarismo del più forte alla democrazia. Anche da un punto di vista economico la diminuzione dei diritti o il taglio delle pause non porterà benefici, una maggiore produttività del lavoro si realizza con maggiori investimenti in tecnologia e formazione, e non certo esasperando i ritmi di lavoro, forieri, tra l’altro, solo di maggiori incidenti e malattie derivate da stress e alienazione, le quali ricadono, guarda caso, sulla fiscalità generale.

La Federazione della Sinistra di fronte a questo oltraggio democratico è a fianco della Fiom e dell’intera CGIL e farà ogni sforzo affinché i cittadini prendano coscienza della posta in gioco e delle nefaste ripercussioni su tutti i lavoratori italiani che un simile accordo, contro il contratto nazionale, sta già portando in tutti i settori produttivi. Non si tratta solo dei diritti dei lavoratori metalmeccanici ma se dovesse passare questo modello autoritario ed ottocentesco le stesse libertà sostanziali verrebbero meno.

Stiamo assistendo alla progressiva corrosione, in tutti gli ambiti, dei diritti (lavoro dignitoso e sicuro, scuola pubblica, sanità pubblica, salari e pensioni che possano garantire una vita decente, servizi sociali adeguati, ecc.), cioè di tutti quegli elementi che costituiscono una nazione civile e democratica; per questo la battaglia dei metalmeccanici della Fiat è una battaglia di tutti.

Coordinamento Federazione della Sinistra di Forlì

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