Il salvataggio di SAPRO è un vero e proprio sperpero di denaro pubblico.
Nicola | 15 maggio 2010Il salvataggio di SAPRO che si sta tentando di attuare è un vero e proprio sperpero di denaro pubblico. La società nata con l’obiettivo di calmierare la rendita fondiaria e indirizzare le politiche urbanistiche industriali nel tempo è diventata uno strumento di politiche spericolate po
rtandola ad indebitarsi per 110 milioni di euro su un patrimonio (teorico) di 120 milioni. Ora si chiede ai soci di ripianare i debiti con un prestito (in tale situazione difficilmente restituibile e comunque da posticipare secondo le regole del Codice Civile) di 3,5 milioni di euro e, secondo il piano di rientro, con una nuova probabile immissione di denaro (dei cittadini) per circa 7 milioni di euro nei prossimi mesi. I soggetti coinvolti (i Comuni di Forlì, Cesena, Forlimpopoli, Bertinoro, la Provincia e la Camera di Commercio di Forli-Cesena) secondo noi non possono permettersi di dilapidare risorse importantissime per ovviare alle scelte scellerate di SAPRO.
Per noi “Chi ha sbagliato DEVE pagare!”, Non possono essere sempre i cittadini a farlo.
Destinare diversi milioni di euro a SAPRO significa toglierli ai servizi sociali, ai contributi per i cittadini in difficoltà, alle scuole, alla cultura e a tutte quelle attività essenziali per una città, nel pieno di una crisi economica senza precedenti. Le giustificazioni che si avanzano per il salvataggio sono due. La prima, la perdita della direzione delle politiche urbanistiche industriali e la seconda le ripercussioni sulle Banche creditrici. Noi ci chiediamo che direzione si può ancora dare con un debito di 110 milioni di euro quando i soci pubblici, pur di vendere i terreni in questo periodo di crisi, saranno costretti ad acconsentire a tutte le varianti urbanistiche richieste dagli acquirenti? Quale autonomia potranno ancora avere i Comuni e la Provincia di fronte ad un debito enorme con cui fare i conti? Ed infine, perché devono essere sempre i cittadini a pagare e non le Banche?
Poiché anche se la connivenza al sistema non è dimostrabile, è doveroso ricordare che esiste il rischio di impresa dal quale le banche non dovrebbero essere esentate, soprattutto in un mercato che qualcuno vuole o afferma di volere “libero”, a meno che queste regole non valgono anche per tutti quei piccoli imprenditori che mettono a rischio le propria casa e tutti i loro sacrifici per andare avanti o per salvare i loro dipendenti e le loro famiglie. Gli Amministratori di SAPRO e i suoi soci hanno delle enormi responsabilità e chi ha sbagliato è giusto che paghi, non si può pensare di far finta di niente e sperperare del denaro pubblico senza che si faccia chiarezza, innanzitutto nel campo della politica e poi in quello più strettamente giudiziario.
Noi della Federazione della Sinistra abbiamo a cuore l’interesse dei cittadini e non delle banche e pertanto chiediamo che gli Enti Locali coinvolti non sprechino altre risorse pubbliche e sostengano l’azione della magistratura per accertare fino in fondo le responsabilità di ciascuno. I soci pubblici hanno l’obbligo morale di dichiarare le proprie priorità, per noi le priorità sono la salvaguardia dei servizi dei cittadini e non delle banche. Ci fa perciò sorridere il richiamo alla preistoria delle Istituzioni bancarie poiché dai primi del ’900 siamo passati prima ad un sistema pubblico del Credito e poi ad una privatizzazione spinta (nel nome del dio mercato), la quale scarica sugli Enti pubblici le perdite e incassa i profitti (privati), ma sempre a scapito della collettività.























