Ma Apriliano è mai andato a Rosarno?
Nicola | 29 gennaio 2010- Risposta al consigliere della Lega Nord Aprigliano alla lettera a Romagna Oggi reperibile su http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/11/148268/
Gentilissimo Consigliere Apriliano, nonché capogruppo della Lega Nord nel Consiglio Comunale di Forlì, Le vorrei chiedere quando è stato l’ultima volta a Rosarno? E inoltre mi piacerebbe sapere come si permette con protervia di parlare di fatti e avvenimenti che non conosce, come lo sfruttamento semischiavistico della manodopera straniera sulla Piana di Gioia Tauro? In Calabria, infatti, esiste una cosa che lei sottovaluta notevolmente e senza considerare la quale nulla si può spiegare: la ‘ndrangheta. Forse i Giovani Democratici di Forlì, per loro fortuna, non la conoscono, ma Lei, come qualche ex esponente del suo Governo, pensa che con la ‘ndrangheta occorra convivere oppure che sia un fenomeno di costume? Io che sono stato a Rosarno (sono di un paese vicino) nelle ultime vacanze, penso che il dramma della Calabria non nasca dalla presenza dei migranti, clandestini o non, ma dal controllo capillare (e disumano) della criminalità organizzata in ogni ambito della società. Lo scandalo non sono i clandestini, un reato che con la realtà criminale calabrese è cosa da sprovveduti e quasi ridicolo, ma il fatto che certa politica di centro destra e di centro sinistra, come ha denunciato Angela Napoli (PDL), conviva e prosperi in alleanza con la ‘ndrangheta. Il dramma sono i suoi discorsi che mirano a nascondere la realtà a fini propagandistici senza accorgersi che il Consiglio Comunale di Rosarno è stato sciolto per infiltrazioni mafiose oppure che degli esseri umani vivano in condizioni peggiori di quella degli animali. A riprova di ciò, nel maggio scorso tre persone sono state arrestate per “riduzione in schiavitù”. Occorre, però, ricordare che tutto è iniziato con due migranti feriti a colpi di carabina, ma se questo in Calabria è normale, visto
che quasi ogni giorno ci sono episodi violenti, non è stata normale la reazione. Per la prima volta infatti i migranti hanno reagito, perché l’ultimo episodio di Rosarno non era stato il primo. Nel 2008 era successa più o meno la stessa cosa, due ragazzi stranieri erano stati feriti a colpi di kalashnikov sparati da un’autovettura in corsa. Non so se i Rosarnesi siano razzisti o meno, di certo, in questi anni l’indifferenza e lo sfruttamento sono stati tollerati e avallati, anzi il caporalato è ritornato ad imperversare e la mancanza di regole è diventato un modus operandi accettato da tutti, istituzioni e popolazione. Non si tratta, nemmeno, di dare la colpa all’ultima giunta regionale di centro sinistra, il degrado è cresciuto negli anni e prima c’era il centro destra, i protagonisti però spesso sono gli stessi. Tant’è vero che nelle ultime settimane, in Calabria, si è assistito ad una vera e propria transumanza verso il centro destra, con l’olfatto da veri lupi del potere i “notabili del voto”, in grado di spostare migliaia di preferenze, hanno cambiato casacca e si sono riversati nel PDL (lo stesso con cui è alleata la Lega Nord), senza smentire il gattopardiano adagio, bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla. La reazione dei migranti è stata sbagliata, ma ahimè comprensibile. Quando ci si accorge d’aver perso anche la dignità, non rimane che l’istinto e la reazione, anche, violenta. Paradossalmente però la risposta più cruenta è stata della ‘ndrangheta, essa infatti vive di violenza, ma non può tollerarla al di fuori dei propri schemi e contro il proprio volere. A chi si rivolta, a chi non obbedisce occorreva dimostrare chi comanda (veramente) e con lo sgombro, massiccio, dei “ribelli” è stato dimostrato che lo Stato non esiste e che i veri detentori della forza sono gli ‘ndranghetisti. Il degrado e il lavoro nero (straniero e calabrese) non si combattono con la legalità dei fucili (delle Forze dell’ordine o della ‘ndrangheta), ma con l’impegno assiduo per la giustizia sociale e civile per tutti, a prescindere dal colore della pelle. Rosarno, però, non è solo quella della “caccia al negro”, ma anche il paese di Peppe Valarioti, ucciso giovanissimo dalla ‘ndrangheta perché in Consiglio comunale voleva far luce sulle concessioni edilizie, e di tanti altri che quotidianamente combattono la “cultura” della mafia. Ma Lei, Consigliere Apriliano, tralasciando di parlare della ‘ndrangheta in un paese come Rosarno (dove «non c’è nulla che avviene per caso, nulla che la mafia non voglia») e dando la colpa ai migranti, ha attinto proprio a quella “cultura” di omertà e mistificazione. Fare propaganda sulle pelle della “propria” gente (calabrese) è veramente indegno ed è un atto vile nei confronti dei tantissimi che la ‘ndrangheta la combattono ogni giorno e non pensano che il problema sia il reato di clandestinità. La stimavo di più quando si accaniva sull’albero di Natale.
Nicola Candido






















