Ronde a Forlì
Alan Signani | 25 febbraio 2009Imagine all the people living life in peace
In questa vecchia canzone scritta da John Lennon trent’ anni fa si parlava di una società ideale, dove non esistono confini, proprietà, razzismo, guerre e conflitti, una società così ideale ed irraggiungibile tanto da poterla solo immaginare.
Quanto siamo lontani dalla società ideale, senza violenza, senza sopraffazione dell’ uomo sull’ uomo, dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura?
Qualunque sia la risposta a questa domanda di certo l’istituzionalizzazione della violenza, attraverso cui si cerca di dare solo sfogo alla rabbia ed alla paura, non può che condurci più lontano, verso il disastro.Il decreto Maroni che legalizza le ronde nelle strade del nostro Paese è un atto di resa dello Stato e un favore progandistico alle insensate e inefficaci richieste della Lega Nord.
Per tutelare i cittadini e presidiare il territorio già esistono: i Vigili Urbani, la Polizia Provinciale, la Guardia Forestale, la Guardia di Finanza, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato e, in alcune città, anche i Militari. Perciò le ronde, sul piano concreto, andrebbero soltanto ad intasare un sistema già affollato che avrebbe bisogno di più risorse e non di confusione securitaria.
Tutti i sindacati di Polizia, preoccupati, affermano: si ha la sensazione che, per la prima volta nella storia repubblicana, lo Stato stia per rinunciare ad una delle sue funzioni più importanti ed irrinunciabili: la gestione della sicurezza. È significativa la puntualizzazione delle Forze dell’Ordine sulla storia repubblicana perché durante il fascismo esisteva la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, volgarmente conosciuta come Camicie Nere. Guarda caso, come le ronde della Lega oggi, la Milizia era composta da volontari, lo facevano per la sicurezza e appartenevano ad un partito, l’unico (quello fascista).
Le ronde non possono certo risolvere né il problema della sicurezza né il problema della violenza sulle donne; un gruppo di persone, animate dagli istinti e non dalla razionalità, che girano per le strade a vigilare creano un clima livido e di tensione, non danno sicurezza. La similitudine con gli anni del ventennio apparirà ardita ma forse non lo è. Ci siamo sempre chiesti, ripercorrendo la storia, come fosse possibile che un intera popolazione potesse accettare, anzi sostenere, la barbarie della persecuzione anche fino allo sterminio.
La grave crisi economica, oggi come ieri, la disoccupazione crescente, oggi come ieri, la progressiva erosione dei diritti e dello stato sociale, oggi come ieri, l’orizzontalizzazione del conflitto, l’individuazione dello straniero come responsabile e capro espiatorio, oggi come ieri anche le ronde.
Queste sono state allora le premesse che hanno condotto nazioni civilizzate a compiere l’eccidio di milioni di individui, solo perché ebrei, zingari, omosessuali, comunisti, ecc.
Questa dolorosa ferita nella storia dell’umanità deve impedirci di rinunciare all’ esercizio della ragione piuttosto che cedere agli istinti della paura e del risentimento.
Non ci sarà mai sicurezza senza coesione sociale ed inclusione; non servono le ronde a guardare con diffidenza persone solo perché di colore diverso (sicuramente i primi e forse gli unici destinatari dei sospetti) se non per aumentare il senso della distanza fra esseri umani e paradossalmente per sottrarci la vera sicurezza.
Dal punto di vista pratico poi le ronde ci suscitano perplessità enormi, chi recluta chi? Con quali requisiti? Con che compito? Con quali mezzi?
Respingiamo questa istituzione, pericolosa ed inutile, ancora una volta si preferisce gettare risorse in progetti assurdi e controproducenti invece che investire sui servizi sociali; la solita propaganda di regime, la solita demagogia.
Noi, del Partito della Rifondazione Comunista, dopo la campagna di arruolamento lanciata dalla Lega Nord in Romagna, facciamo appello affinché tutti i cittadini e le cittadine che hanno a cuore i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione formino dei Comitati Antifascisti per contrastare la deriva antidemocratica in atto. Noi saremo in prima fila in ogni territorio per dare seguito a questo intento e lanceremo al più presto una campagna, anche tramite il nostro sito, www.rifondazioneforli.it, di adesione ai Comitati Antifascisti.
PRC-SE FORLI’






















