Comunicato stampa
Alan Signani | 11 dicembre 2008Il Consiglio Comunale di Forlì del 9 dicembre ha approvato in maniera definitiva il regolamento per l’assegnazione degli alloggi popolari che introduce il punteggio alla residenza.
Rifondazione aveva da tempo cercato una mediazione, per togliere questo criterio altamente discriminatorio e razzista, ma il Partito Democratico è stato irremovibile e il nostro consigliere comunale, coerentemente, ha espresso il suo voto contrario. La nostra proposta, che voleva dare un punteggio non alla residenza ma all’anzianità di permanenza nelle graduatorie, riconoscendo il permanere di un disagio a cui non è stata data nel tempo risposta, era di buon senso e facilmente applicabile. C’è stata, però, una netta chiusura, il “primo partito cattolico di Forlì”( così come è stato definito dal capogruppo PD Marco Errani), ha preferito seguire la Lega Nord e le sue uscite propagandistiche e demagogiche invece di discutere sul merito. Tanto più che l’Amministrazione Comunale di Bologna i primi giorni di novembre ha approvato in Giunta l’introduzione, nel regolamento delle assegnazioni ERP, del criterio dell’anzianità di permanenza in graduatoria. Occorre ricordare che si tratta della stessa Giunta che in passato non ha certo esitato ad adottare provvedimenti in sintonia con le destre, ma che oggi su questo tema ha avuto il buon senso di ascoltare l’appello del Presidente della Caritas di Bologna.
Ci sfugge il motivo per cui a Forlì il criterio di anzianità di permanenza nelle graduatorie sia stato non solo inapplicabile ma anche indiscutibile.
Con il regolamento alla mano abbiamo provato a calcolare nello specifico cosa comporterà l’adozione del punteggio alla residenza; un nucleo famigliare residente da poco nel Comune di Forlì, perché per lavoro si è trasferito da Santa Sofia piuttosto che Modigliana, composto da madre e un figlio disabile, magari anche in condizioni di sfratto anche se non ancora esecutivo, avrà un punteggio di 24 punti, una giovane coppia di meno di 35 anni, che ha sempre vissuto a Forlì, anche loro magari con sfratto non esecutivo, a parità di reddito avrà 26 punti, superando in graduatoria il nucleo monogenitoriale con un minore disabile, solo perché sono residenti nella città da 18 anni.
Questo principio è inaccettabile perché contro ogni etica cristiana ed il senso di solidarietà
basilare per la società, penalizza i veri bisogni e testimonia una deriva che occorre contrastare!!!! Oggi, infatti, la residenza si applica all’assegnazione degli alloggi pubblici, un domani, e crediamo non tanto lontano, si potrebbe applicare all’erogazione di altri servizi socialmente importanti, dall’accesso agli asili a tutte le altre prestazioni sociali comunali, con il rischio di inaugurare un vero e proprio welfare separato e in controtendenza alla maggiore flessibilità e mobilità residenziale imposta ai cittadini dal mercato del lavoro. Tutto ciò è ancora più grave se consideriamo che questo modello viene portato avanti da un Partito Democratico che pretende di collocarsi a sinistra, per una parte di esso, e di richiamarsi ai valori cristiani per l’altra parte.
FEDERAZIONE PRC-SE FORLI’






















