Bisogno, attesa ed appartenenza. Il Caso del regolamento Case Popolari
Alan Signani | 22 novembre 2008Il Consiglio Comunale è chiamato ad approvare un nuovo regolamento per l’assegnazione delle “case popolari” (ERP), la novità maggiore è l’introduzione di un punteggio determinato dall’anzianità di residenza, si badi bene non l’anzianità d’attesa in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio di un alloggio d’edilizia residenziale.Questa modifica introduce un concetto totalmente nuovo, finora la graduatoria era determinata dal solo criterio del bisogno (sfratto, reddito, invalidità ecc.), oggi si introduce il criterio della durata d’appartenenza formale al territorio del Comune.
In sostanza l’amministratore si comporterebbe come quel genitore che nel ripartire le risorse fra i propri figli tenesse conto non solo delle loro necessità ma anche da quanti anni sono inseriti nello stato di famiglia,preferendo il primogenito.
Più logico sarebbe invece un punteggio collegato alla anzianità d’attesa di un alloggio, c’è chi ha fatto la domanda da molti anni e si trova sempre escluso, magari per poco, in sostanza è come chi al pronto soccorso si vede sempre passare davanti i casi più gravi. È certamente giusto dare la precedenza ai casi più gravi, ma bisogna tener presenti anche del suo lungo tempo d’attesa e quindi farlo avanzare. In questo caso non si va a ledere il principio del bisogno, si tratta di un bisogno cronico invece che acuto, ma sempre di bisogno si tratta.
Per continuare il paragone, colui che è al pronto soccorso nell’attesa e magari sta per entrare in ambulatorio, ma all’ultimo minuto non può entrare perché arriva uno che afferma “entro prima io perché abito in questo Comune da più tempo e per questo ho più punti di te”.
Paradossale? Mica tanto.
In un mondo sempre più mobile, sempre più globale, il rinchiudersi nel localismo, non mi sembra una proiezione al futuro, verso la modernità.
Introdotto il principio, volendo, la strada è aperta per estenderle il concetto ad altri servizi sociali?
Questo provvedimento e la discussione che solleva, fanno da schermo al problema fondamentale: il fatto che in Italia ci sono poche case popolari. Nel nord-Europa in società indicate come più ricche, liberali e moderne gli alloggi pubblici coprono il 30, il 40 per cento ma anche oltre di tutti gli appartamenti in affitto, e questo ha il pregio di calmierare tutti gli affitti.
Per questi motivi non ho approvato la proposta di nuovo regolamento per l’assegnazione delle case popolari
Distinti saluti
Ass. Palmiro Capacci






















