RIFONDAZIONE COMUNISTA SOSTIENE LE LOTTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO DI FORLI’
Alan Signani | 30 ottobre 2008
Il PRC sta partecipando con estrema curiosità alle mobilitazioni studentesche di questi giorni, rispettando integralmente l’autonomia del movimento. Individuiamo in questo straordinario protagonismo degli studenti una grande capacità di inserire la vicenda specifica della contro-riforma Gelmini e della Legge 133 nel più generale scenario di politica economico-sociale del Governo Berlusconi (emblematico, al riguardo, lo slogan “NOI LA VOSTRA CRISI NON LA PAGHIAMO”).
Al contempo, sosteniamo con vigore la lotta del movimento degli studenti e degli universitari, un movimento che sta dimostrando sul campo di essere maturo, responsabile e consapevole. Sia chiaro a tutti, perciò, che non si tratta dei soliti “facinorosi” o dei soliti “estremisti” e che contrasteremo in ogni modo qualsiasi ipotesi, in questi giorni paventata, di utilizzare la forza contro le legittime proteste. Sebbene la lotta intrapresa sia molto ardua, grazie alle mobilitazioni vi è un pieno coinvolgimento degli studenti, dei lavoratori e delle famiglie e ormai tutti conoscono perfettamente cosa sia la legge 133, la contro-riforma Gelmini o in che maniera la Ministra sia diventata avvocato…
Una battaglia è già vinta, è stata sconfitta l´indifferenza !!!
Noi del PRC di Forlì pensiamo che la Scuola e l´Università vadano risanate. Crediamo, infatti, che questa protesta non vuole e non deve difendere i privilegi dei “baronati” e le enormi “storture” esistenti nel sistema della Pubblica Istruzione, ma siamo coscienti dell’enorme imbroglio delle “riforme” proposte e siamo molto preoccupati:
- che sarebbe un disastro per molte famiglie abolire il tempo pieno nelle scuole elementari;
- che i corsi universitari sono diventati “laurefici” in cui si somministrano nozioni senza nessuna consapevolezza critica;
- che le borse di studio non bastano, la ricerca è sotto-finanziata e le strutture spesso sono fatiscenti;
- che frequentare l’università e accedere al sapere è diventato un lusso che solo i figli dei più ricchi si possono permettere, perpetuando così le stratificazioni sociali esistenti e il controllo generalizzato sulla conoscenza.
Gli enormi tagli previsti dalla Legge 133 e dal Decreto Gelmini, all’interno del contesto di forte crisi del sistema capitalistico, stanno trascinando, tramite l’utilizzo delle Fondazioni, alla privatizzazione della (fu?) Università Pubblica e alla mercificazione della cultura. Questa deriva però ha dei responsabili ben precisi. Non possono infatti sottrarsi al giudizio della realtà tutti coloro che hanno propagandato le politiche neoliberiste, insegnando a migliaia di studenti che il “privato è bello ed efficiente” mentre il “pubblico è vecchio e inefficiente”. La crisi di questi giorni sta dimostrando che affidare i servizi pubblici ai privati e la precarizzazione dei lavoratori e della ricerca, sono dettati solo dalla speculazione e dall’interesse economico di pochi, a discapito dell’efficienza dei servizi e degli interessi della maggioranza dei cittadini.
L’Ateneo di Bologna, in questi anni, ha seguito dogmaticamente l’idea neoliberista e suicida dell’esternalizzazione completa dei servizi: dalle mense, ai servizi dedicati alla didattica, a tutte le prestazioni riguardanti il funzionamento delle strutture centrali e decentrate dell’Ateneo.
Così, capita che sulla stampa un professore della Facoltà di Scienze Politiche di Forlì si scandalizzi che gli studenti laureati alla triennale non sappiano collocare il delitto Matteotti, quando è stata proprio la politica dell’Università a trasformare gli studenti in automi costretti a sostenere decine di “esami parziali”senza lasciare loro lo spazio all’auto-organizzazione del proprio tempo e delle attività extracurriculari.
Non è che l’inizio!!! Agitatevi, organizzatevi e studiate!!! (Antonio Gramsci)
…grazie ragazze/i !!!






















