È deprimente assistere al Festival del Luogo Comune sulla tematica dei Migranti.
Alan Signani | 24 settembre 2008
Diversi esponenti locali della Lega Nord e del Popolo delle Libertà si sono lanciati in un turbine di dichiarazioni riguardanti i cittadini migranti. Parlano dei criteri di assegnazione delle case popolari. La questione, tuttavia, si iscrive in un tema più complesso: l’integrazione dei cittadini migranti nel nostro territorio. Queste prese di posizione nascono da un assunto: i migranti delinquono e ci “rubano” il lavoro e le case popolari. Così facendo, da una parte, si tenta di discriminare i cittadini stranieri impedendo loro di usufruire e di rivendicare legittimi diritti. Dall’altra, si crea un clima di paura e diffidenza verso i migranti che, alla lunga, potrebbe sfociare in atti di violenza o di intolleranza a sfondo razziale, come è già accaduto in altre città.
È facile prendersela contro i più deboli, è facile discriminare chi non può votare e chi accetta qualsiasi ingiustizia perché non ha alternative. Il difficile viene quando si devono fare delle politiche lungimiranti e di integrazione. Ma gli esponenti del centro destra non hanno nessuna intenzione di guardare al di là del proprio naso e si gongolano nel tornaconto elettorale.
Allora, per un attimo, realizziamo il programma leghista, anche se materialmente impossibile, ipotizziamo che siamo riusciti a rispedire “a casa loro”, tutti i migranti che risiedono in Romagna.
In questa “idilliaca” situazione chiedo ai Signori del centro destra chi andrà a squartare i polli nelle numerose industrie del comprensorio? Chi farà la raccolta della frutta? Chi lavorerà 10 o 12 ore al giorno nei cantieri edili? Chi baderà ai nostri anziani? Forse i medesimi Signori di prima che siedono in parlamento e guadagnano più di 10.000 euro al mese?
Inoltre, i migranti prendono in affitto le case dei cittadini Romagnoli (anche a prezzi esorbitanti), fanno la spesa, vanno al cinema, ecc, insomma, sono cittadini-consumatori come tutti gli altri (o almeno lo vorrebbero essere) e come gli altri contribuiscono a mandare avanti l’economia.
A ben guardare, però, gli imprenditori e coloro che gridano all’invasione straniera, sono i primi poi a sfruttare la manodopera straniera. Del resto, i migranti si “sopportano” fino a quando è possibile sfruttarli, ma finito l’orario di lavoro o quando avanzano delle legittime richieste si alza il vessillo della purezza nazionale, sotto forma di “anni di residenza”.
Il fenomeno migratorio fa parte della natura umana (quanti di noi hanno nonni e bisnonni provenienti da altre regioni o che sono emigrati?) e sarebbe impossibile impedirlo. Occorre gestirlo con buon senso, senza illudersi di poter chiudersi in una fortezza, perché a forza di alzare muri saremmo noi, cittadini residenti di lungo periodo, ad auto-rinchiuderci in un ghetto.
Tuttavia, non voglio sottrarmi alle complicazioni sociali, economiche e culturali che il fenomeno migratorio porta con sé.
Il problema delle case popolari esiste, ma non si risolve alzando degli steccati. Occorre costruire più case popolari per tutti, perché oggi forse toccherà ai cittadini migranti restarne fuori, ma la prossima volta, usando la stessa logica escludente, quale sarà la categoria che sarà discriminata? I meridionali? Quelli con la pelle nera oppure quelli troppo abbronzati?
La facile obiezione che a questo punto si avanza è la mancanza di fondi. E se per i Comuni più piccoli, spesso può essere plausibile, per quelli grandi e per il Governo si tratta di scelte politiche. D’altronde, il Pdl e la Lega Nord preferiscono regalare i soldi ad imprenditori incapaci o destinare miliardi di euro per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, una cattedrale nel deserto che finanzierebbe solo le numerose imprese mafiose attive in quelle regioni. Come visto, le risorse ci sono, ma non si vogliono destinare ai lavoratori (di qualunque colore), ai ceti produttivi più dinamici o al settore della formazione.
In “Bowling a Colombine” Michael Moore dimostra che negli Stati Uniti è la Paura, e non la quantità di armi in circolazione, ad alimentare la violenza capillare nella società e a portare chiunque a diffidare del prossimo.
Ma ciò, negli USA come in Italia, non avviene per caso, c’è una premeditata strategia che mira all’acquisizione del consenso e a finanziare chi del “problema sicurezza” ha fatto un affare. Solo valorizzando i talenti dei migranti, come avviene in molti altri paesi europei, si può raggiungere una consistente crescita economica e culturale della società. Se invece si continuerà a fomentare l’intolleranza e la discriminazione si arriverà dritti all’implosione delle comunità e al riemergere dei più oscuri fantasmi del passato.
Nicola Candido
Segreteria Provinciale PRC






















